Mi vedo come una persona camaleontica, dai mille volti coperti da centomila maschere,ognuno con un personaggio dietro diverso, che a seconda del luogo e delle persone con le quali sta a contatto cambia completamente.
Lo ammetto non tolgo mai la maschera che ho addosso, forse perché il mio protagonista non ha un volto ben delineato, o semplicemente è una persona fragile che ben poco sa della vita e del suo astruso meccanismo,e cosi si cela sotto mentite spoglie, facendo parlare di se alle sue maschere e ai suoi personaggi.
A legger ciò forse vi sembrarà poco chiaro ciò che voglio dire, ma probabilmente colui che sta scrivendo, altri non è che l’ennesima maschera con la quale il mio fragile io parla ed esprime pensieri poco chiari.
Queste mie maschere sono mosse da un impulso vitale ancora indifferenziato, sono figure fantastiche ma vere, passioni immaginarie ma autentiche, che fanno irruzione nella realtà del palcoscenico della mia vita , chiedendo imperiosamente di assumere una forma in cui esprimersi e atteggiandosi come attori che recitano una parte
Loro esistono per dar voce all’illusione di una vita che non è rose e fiori ma molto complicata e rastrellata di ostacoli, loro sono la mia linfa vitale, mi celo e mi nascondo dietro essi per non mostrare mai il mio fianco, loro forse mi proteggono dalla vita vera e propria; forse mi sto nascondendo sotto una campana di vetro, non sarò di certo un eroe come Pecorin e neanche avrò la sfacciataggine di Eduardo, non avrò le tempra di Estoban e neanche la sicurezza dell’inglese Robert Jordan, e non avrò neanche la baldanza del giovane Holden,non avrò neanche la dimestichezza con il mondo di Tomas… ma tutti loro mi hanno lasciato qualcosa dentro, tutti loro hanno creato una, centomila maschere con le quali giostrarmi ogni giorno. La vita è unica: Einmal ist Keinmal, cioè, tanto vale che ciò che accade una volta sola non accada neanche. Da ciò segue che la vita è priva di significato e le decisioni che prendiamo sono di poca importanza,e siccome le decisioni non hanno importanza, sono “leggere” in quanto non ci legano; d’altro canto la loro trascurabilità, quella delle nostre vite e della nostra esistenza è insopportabile.
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