Non ricordo che mese o che anno potessero essere, ma ricordo che era inverno, quando nella mia stanza apparve una bottiglia di birra, che tra altre cose, conservo ancora sopra una mensola,ma non perdiamoci in vane chiacchiere, dunque vi dicevo che per non so quale fenomeno, vuoi che qualcuno la comprò, vuoi perché la comprai io, mi ritrovai questa bottiglia di birra nella mia stanza.
Immagino che vi stiate chiedendo cosa possa esserci di tanto “divertente” nel raccontare di una bottiglia di birra trovata nella propria stanza,ma ovviamente nulla di speciale. Ma dal ritrovamento di quella bottiglia, scaturirono degli episodi particolarmente divertenti della mia vita.
Stetti settimane intere a chiedere alle persone che conoscevo, se avessero per caso lasciato quella bottiglia nella mia stanza nei giorni passati, ma nessuno sapeva niente. Non vi nego che ad un certo punto fui tentato di considerare l’accaduto come una qualche ricompensa divina, di una qualche divinità a me ancora sconosciuta, che magari mi diede questo “dono” solo per potere entrare nelle mie grazie; Insomma non vi so dire cosa ci trovassi di tanto speciale in quella bottiglia, ma sta di fatto che dopo un paio di settimane, nessuno ne reclamava alcun diritto.
Capirete anche che dopo tutto quel tempo, inizia a considerare quell’oggetto come di mia proprietà e cosi presi una decisione, avrei aspettato gli ultimi giorni che dovevano mancare alla fine del mese, e poi l’avrei aperta e sarebbe finita così come fosse iniziata.
Il tempo passò in fretta, e quelle settimane volarono, ormai la bottiglia era mia a tutti gli effetti, potevo farne ciò che volevo, aprirla e berne il contenuto,buttarla direttamente, conservarla insomma tutto ormai era lecito. Ovviamente presi la decisione più logica del caso, cioè quella di aprirla e berne il contenuto, ma non volevo farlo da solo.
Farlo da solo poteva sembra come un atteggiamento arrogante, e se la mia idea del dono di qualche divinità si fosse dimostrata vera, sarei stato colpito dalla furia di quella divinità. E cosi per essere del tutto al sicuro, accesi una candela che doveva servire per non attirarsi la cattive sventure,dopo aver completato lo strano rituale, chiamai qualcuno con cui poter spartire il “bottino”, giusto qualche intimo.
Ricordo che,quella che doveva esser una riunione di pochi intimi, si trasformò in una vera e propria festa. E cosi eccomi tra gente mai vista e che mai avrei rivisto, per “festeggiare” la sacra bottiglia, almeno era quello che pensavo in quel momento.
Qualche anno dopo,scopri che non erano venuti per la bottiglia, ma per festeggiare un certo tizio di cui non farò il nome, visto che vuole mantenere l’anonimato, comunque, ormai la festa andava avanti da un paio di ore, ma dell’apertura della bottiglia ancora non se ne parlava.
Ma verso la mezzanotte, un tale Alberto Figura,ne prese possesso, scambiandola per una comune bottiglia, inutile dire che appena mi accorsi dello scempio che si stava per perpetrare, ricorsi subito ai ripari, levando dalle mani la suddetta bottiglia al presente Alberto Figura, che di tutta risposta, in uno strano accento, meridionale mi mandò in un posto che, per educazione non riporterò in questo racconto.
Sta di fatto che la bottiglia era salva, ora dovevo solo trovare il coraggio di aprirla,a quel punto l’apertura della bottiglia andava fatta quella sera,determinato o no, ma andava fatta; Chiamai alla raccolta,Luigi Rizzato, che all’epoca degli eventi, era mio carissimo amico,non che confidente di primo pelo, “qualche anno dopo, partì per andare a trovare sua nonna o almeno cosi disse lui, in una città della Norvegia impronunciabile nella nostra lingua, figuriamoci nella nostra scrittura, e non torno mai più; ma sta di fatto che ogni tanto non so per quale ragione dei tizi dagli abiti scuri e con uno strano accento meridionale, lo vengono a cercare , a casa mia, ed ogni volta gli devo ripetere la tiritera della sua partenza per quella città impronunciabile per la nostra lingua e impossibile da scrivere nella nostra scrittura della Norvegia, e loro con tutto rispetto alla mia persona, mi mandano sistematicamente con uno strano accento meridionale ,che tanto mi ricorda quell’altra gentile persone che fu, Alberto Figura, in un posto che per ancor più ovvie ragione non riporterò in questo racconto. “Appena Luigi fu arrivato da me, gli dissi che ero pronto per l’apertura e lui guardandomi negli occhi, mi disse delle parole in un inglese perfetto che ancora oggi ricordo, So Say We All, e al sentire ciò quasi piansi quella sera. “Tempo dopo, scopri, che quel marpione di Luigi, trasse quelle parole da una famosa serie americana che in quel periodo spopolava per la rete.” Presi un bel respiro e con un apri bottiglia che richiamava forme falliche, che ricevetti in regalo da un certo Antonio Canniccio, stappai la bottiglia e allora iniziai a versare lacrime amare. Ormai era aperta, eravamo felici come non mai, Luigi senza perdere tempo mi porse il bicchiere che “prese”in prestito dal nostro locale preferito di quegli anni, e mi disse ancora altre parole degne di esser ricordate, «That’s one small step for a man, one giant leap for mankind.», ormai avrete capito che Il caro Luigi era bello che ubriaco , ma in quel momento la cosa non mi sembrò cosi assurda, come lo può sembra oggi. Iniziai a versare il contenuto ambrato della bottiglia, alzai il bicchiere per brindare a quella magica bottiglia ed a quella serata, quando Luigi iniziò a barcollare, così tanto che mi cadde addosso, facendomi così sprecare il contenuto di quella magica bottiglia, inutile dirvi che ero una persona finita,ma invece di versare lacrime amare, iniziai a ridere e non riusci a smettere per tutta la serata.
La mattina seguente,ripensando a quella serata così incredibile decisi di conservare quella bottiglia, anche se il suo contenuto mi era stato negato. Forse,iniziai veramente a pensare che il ritrovamento di quella bottiglia e di tutto quello che ne era scaturito, altro fosse che il “dono” di qualche divinità che volesse ingraziarmi.
E alla fine arrivò un elefante e spazzo via tutta la storia (l’elefante in questione,altri non era che la mia governante che stava iniziando il suo giro di pulizie che per mole nulla aveva da invidiare ad un elefante).
4 Risposta per "La mia strana bottiglia"
Ma fumi pesante?!
Ciao,
Emanuele
Perché?, non ti è piaciuta?
Ma che storia èèèèèè!!
Ciao,
Emanuele
Non lo so, volevo scrivere una storia intorno ad una bottiglia e cosi ho fatto
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