Eravamo in vacanza, eppure il lavoro era tra di noi. Era nell’aria che respiravamo, nelle banconote con le quali pagavamo i nostri “bisogni”. Insomma anche se in vacanza, il nostro lavoro ci tormentava e non ci lasciava riposare come avevamo programmato un mese fa.
Eppure questa vacanza, se ne parlava da mesi interi, e non passava giornata, ora, minuti o secondi che non pensavamo a cosa potessimo fare durante la vacanza. Invece eccoci qua, a pensare a cose di lavoro.
Per esser sinceri la colpa non è mica nostra, no, perché noi di nostro abbiamo fatto l’impossibile per estraniare il lavoro ma lui, in maniera infingarda e subdola si è intrufolato con noi nella valigia, e una volta arrivati nella nostra vacanza, eccolo che esce fuori e con una pernacchia ci fa capire che dal lavoro non possiamo mica sfuggire così facilmente come credevamo.
Ma attenzione, noi le abbiam provate tutte, per liberarci del lavoro, ma proprio tutte. Appena arrivati, abbiamo immediatamente cambiato albergo, lasciando tutto in quello vecchio. Ma che ci crediate o no, quello ci ha raggiunti e ancora una volta ce lo siamo ritrovati tra capo e collo.
Da quella prima volta ad ora, di prove ne abbiamo fatte a bizzeffe, un’altra volta ancora abbiamo fatto finta di esser due tizi stranieri,ma quello credete a noi, e più furbo di una volpe, non era passato neanche qualche secondo, che in men che non si dica, ci ha riconosciuti e sommerso di lavoro.
Dunque eravamo arrivati alla più totale disperazione. Eravamo in vacanza si, ma il lavoro ci aveva seguiti e con tutta la buona volontà e l’ingenio che avevamo a disposizione non eravamo riusciti a levarcelo di sopra. A quel punto, non potevamo fare altro che usare le maniere forti.
Abbiamo chiamato l’ufficio e abbiamo comunicato che ci licenziavamo perché noi il lavoro in vacanza non intendevamo sopportarlo; loro di risposta ci hanno detto che loro non sapevano niente di questo lavoro che era andato in vacanza con noi, e che tutto il lavoro era in ufficio e non si era mosso per neanche andare al bagno.
Ad esser onesti non eravamo pronti a quella risposta e non sapevamo cosa dire e alla fine abbiamo detto che stavamo scherzando, e che abbiamo detto quella cosa di licenziarci solo per fare uno scherzo, dopo qualche secondo ho sentito il rumore di un telefono che riattaccava dall’altro capo.
Alla fine, siamo tornati in albergo e abbiamo parlato con questo lavoro che ci stava seguendo dal primo minuto di vacanza.
Vi sembrerà strano, ma è venuto fuori che non eravamo noi, i tizi che cercava e che c’era stato uno scambio di valigie all’aeroporto. In verità, ci ha detto che aveva capito che non eravamo noi i tizi che dovevamo avere il lavoro sulle spalle, ma una volta arrivati qua, non poteva fare altro che darci il lavoro. Ma visto che ormai lo avevamo riconosciuto ora non poteva far altro che scusarsi e andare via a cercare i tizi che devono occuparsi di lui.
Be il lavoro è andato via, e siamo riamasti da soli a goderci la nostra vacanza, peccato che ormai dovevamo ritornare in città, perché le ferie erano finite.
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