Nel corso dei secoli, l’uomo ha sempre vissuto in equilibrio con la natura e l’ecosistema della terra. Ha sempre preso il necessario e restituito quello che consumava, il giusto per sopravvivere nelle varie ere. Almeno questo era quello che fino al 1800 succedeva. Un secolo sublime per molti, un secondo illuminismo per certi versi, il mondo si sveglia, la gente allarga le proprie veduta e inizia l’era dell’industrializzazione. Si vive meglio, si cresce in maniera esponenziale, il tasso di mortalità si abbassa notevolmente..
Il prezzo di questo benessere, però non viene mai menzionato, né descritto nei libri, certo molti diranno che la storia è scritta dai vincitori, ma sono consapevole che in questo discorso di vincitori non ce ne siano. È un po’ più complicato da spiegare, i termini perdere e vincere sono troppo generici e hanno significati molto ampi. Da un lato è vero, la vita è migliorata, la gente riesce a vivere fino ad età impensabili fino a qualche anno fa. Abbiamo l’agio, una sanità sempre all’avanguardia, e mezzi per fare qualunque cosa, ma dall’altro lato tutto questo sviluppo produce ritmi insostenibili per il nostro pianeta producendo uno squilibrio ambientale mai visto prima d’ora.
Ed è in questo contesto che possiamo catalogare un documentario girato da Di Caprio. L’undicesima ora. Con uno sguardo imparziale e maturo Di Caprio ci mostra un pianeta devastato dal continuo avanzare dello sviluppo, lanciando in contemporanea un’allarmante messaggio a tutto il mondo.
Di Caprio ci fa immedesimare nei panni del nostro pianeta e a volte quando il film scorre sugli schermi, sembra sentire la voce della terra stessa dire: “Ehi Per favore, smettetela di ferirmi, anch’io sanguino e mi ammalo per favore finitela”
Questa voce, purtroppo viene udita in pochi, gente che non ha il potere di cambiare le sorti dell’umana stirpe. Siamo noi i primi che dovremmo fare qualcosa, alzare la voce, mettere su un polverone talmente alto da far scattare il dubbio nelle persone che contano. Ma siamo talmente abituati a considerare tutto come eterno che non ci rendiamo conto di cosa stiamo andando in contro.
Di Caprio mostra riportando moltissimi dati lo sviluppo della popolazione umana, e le conseguenze che ne porta.
Per certi versi il film in se, mostra uno sguardo velato di tristezza e angoscia, per poi nel finale lanciare un messaggio di speranza. Siamo ancora in tempo per fermarci e riprendere le redini del nostro destino, trovando una strada diversa da quella che stiamo prendendo in questo momento. Se non troviamo al più presto un modo per cambiare, i nostri figli pagheranno un prezzo altissimo per il nostro benessere.
Concludendo l’undicesima ora ha al centro del discorso le sorti del nostro pianeta: affidandosi al parere di personalità quali Mikhail Gorbachev, Stephen Hawking, R. James Woolsey ex capo della CIA, oltre che di numerosi esperti impegnati nel campo dello sviluppo sostenibile, L’undicesima ora mostra le cause, profondamente radicate nel nostro stile di vita, dell’attuale situazione ambientale. Il film non si limita ad illustrarci i problemi del nostro ecosistema, ma propone le possibili soluzioni necessarie perché non si arrivi ad un punto di non ritorno.
Una Risposta per "L’undicesima ora"
Come non essere d’accordo con quanto scritto. La cosa triste è che questo senso di responsabilità lo sentono davvero in pochi… giusto perché “il malato” non è visibile facilmente. Forse una persona, in casa nostra, scommetto che l’effetto sarebbe decisamente diverso.
Ciao,
Emanuele
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