Avevo dimenticato, o meglio avevo fatto finta di scordare che la mia vita di pendolare è nata sotto un destino d’ineluttabile sofferenza.
Finché sei a terra, si dimentica facilmente questa piccola incombenza, ma quando ripercorri strade a orari sconci, affiora proprio come una balena quel destino tanto crudele che mi perseguita da ormai sei mesi a questa parte.
Arrivo che il treno è appena giunto alla stazione, non mi resta che fare il biglietto – cosa facile in qualsiasi stazione- peccato che la macchinetta che li erogava era andata in tilt, bloccata sulla destinazione di partenza, senza possibilità di appello.
Facendolo presente al controllore, chiedo clemenza, ma la corte riunita, emette un verdetto negativo. Il treno parte lasciandomi indietro. Il mio unico pensiero in quel momento sono state le maledizioni al costruttore di quel marchingegno così infernale.
Non mi perdo d’animo, con la speranza di arrivare ancora in tempo aspetto che la macchinetta si sblocchi faccio il biglietto e aspetto pazientemente la prossima corsa.
Da lontano avverto il fischio del treno in perfetto orario, mi avvicino all’obliteratrice per convalidare il biglietto e colpo scena, anch’essa era bloccata.
Con un pizzico di fortuna, scorgo a qualche metro di distanza un’altra obliteratrice e con passo svelto e quasi felino, la raggiungo e timbro il biglietto.
Salgo in treno e finalmente il viaggio è iniziato. E proprio vero, che il destino di un pendolare è ineluttabile sofferenza.
Ovviamente il ritorno non è stato da meno. C’è mancato un soffio che non perdersi quella corsa, ma questa è un’altra storia.
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