Ricordo ancora quella sera di Agosto, la città era avvolta in un abbraccio di afa da qualche giorno, ed io ero appena tornato dalle vacanze.
Quella sera stessa, senza che io ancora lo sapessi, avrebbe portato dentro di me, un ricordo particolare; erano le sette, e avevo una voglia matta di andare in giro, avevo in corpo tutta quella adrenalina che sia quando si torna da una vacanza meravigliosa, e la si vuol condividere con il mondo intero rappresentato dai propri amici, e cosi preso da quella scarica, cercai tramite in giro di telefonate di organizzare una piccola rimpatriata con annessa una cena molto spartana. Peccato solo che non avevo fatto i conti con il mese di Agosto. Sarà difficile crederci, visto che lo fu anche per me, ma tutti i miei amici, o erano in ferie e quindi lontani dalla calura estiva della città, oppure erano impegnati in strani progetti con le rispettive fidanzate.
E cosi eccomi solo, con una scarica adrenalina che non ne vuole sapere proprio di andar via, in una città deserta sotto in sole che quasi non ne vuole sapere di andar via.
Vi confesso che sono ormai anni, che mi tengo pronto per ogni evenienza e con il tempo, mi sono abituato a vedermi come un lupo solitario, capace di errare per la città senza fissa dimora, in completa solitudine, quindi non mi ha colto impreparato questa sparizione dei miei amici. Non mi sono mai fermato davanti a niente, avevo deciso di andar a mangiare fuori e cosi feci, mi fiondai giù dal palazzo a gran velocità e quasi stavo rischiando di rompermi l’osso del collo sulle scale; arrivai giù in men che non si dica e mi misi immediatamente alla guida della mia alfa, da anni ormai compagna inseparabile di mille avventure, e disavventure.
Ricordo che girai alla ricerca di un posto per mangiare per quasi un ora senza trovare nulla di aperto o che stuzzicasse la mia fantasia, fino a che, ad un certo punto, quasi nascosto da due palazzi giganteschi, notai un piccolo ristorante, con un insegna che mi stuzzicò di non poco la fantasia. La scritta diceva:  ALLA RICERCA DEL SAPORE PERDUTO, TRATTORIA PER POCHI SOGNATORI. La decisione era facile, la scritta era invitante e per di più stavo morendo di fame, quindi posteggiai e mi preparai per gustare una bella cena.
Entrai e rimasi alquanto sorpreso dal fatto di esser l’unico cliente della trattoria; a conti fatti forse era normale visto che era fine Agosto, e che la maggior parte dei cittadini era in ferie o in vacanza, sta di fatto, che in quel momento non feci molta attenzione a quel particolare, anzi spinto dall’eccitazione di esser l’unico cliente, mi scelsi un bel tavolo centrale e aspettai che venisse qualcuno per portarmi il menù.
Non passò molto tempo da quelle elucubrazioni, che un cameriere vestito di tutto punto, si fece avanti e squadrandomi  dalla testa ai piedi, gridò qualcosa alla cucina: Claude, abbiamo un sognatore al tavolo cinque. Si avvicino subito dopo, e mi chiese se avevo già scelto cosa volessi mangiare, io gli feci notare che non avevo neanche il menù, e che mi sarebbe stato impossibile scegliere cosa mangiare. Al che, guardandomi storto, disse: Signore, non c’è bisogno mica del menù qua da noi, tutto quello che lei vuole mangiare noi le portiamo, senza problemi. Rimasi basito da quelle parole, avevo come la sensazione che mi stesse prendendo il giro, o non so cosa, ma se voleva giocare, perché no? In fondo cosa avevo da perdere? E cosi mi ritrovai ad ordinare un antipasto freddo, e insalata di mare, tanto per iniziare. Il cameriere mi guardò di nuovo con suo fare strano e gridò l’ordinazione allo chef e si congedò da me dicendomi, che sarebbe arrivato tutto in pochi minuti.
Inutile dirvi, che non sapevo ancora se mi stesse prendendo in giro oppure era vero così che andavo le cose in quella trattoria, sta di fatto che rimasi a pensare per qualche minuti, e potevo rimanerci ancora qualche altro minuto, se non mi fossi sentito bussare dietro la spalla, mi voltai di scatto e notai un ragazzo, alto magro e pieno di brufoli, poteva avere ad occhio e croce sedici anni o super giù. Ciao irruppe il ragazzo. Ciao dissi io, rispondendo al suo saluto. Vuoi sentire una storia che mi è successa questo inverno mentre andavo a scuola ?, disse il ragazzino. Lo guardai, e mi chiesi da dove diavolo fosse uscito fuori quel ragazzo, visto che il locale era vuoto quando entrai, ma non avendo niente di meglio da fare mentre aspettavo l’antipasto, e per non sembrare scortese gli dissi, che mi avrebbe fatto piacere e che avrebbe avuto tutta la mia attenzione. Il ragazzino si illuminò il viso e inizio il suo racconto.

IL RAGAZZO GRANDE:
Sei un ragazzo grande ormai; prendi l’autobus da solo da quasi tre anni, sei quasi un esperto. Sei stato il primo della tua classe a prenderlo da solo, ora che ti ricordi, era motivo di vanto. Conosci ogni linea, sai il tragitto, il capolinea e persino gli orari, sei un esperto ormai, tanto esperto da consigliare i pochi ingenui ragazzini che per la prima volta si affacciano nel mondo del trasporto urbano; e non lo fai certo con il vanto di un esperto,non affatto, anzi umile e comprensivo. Spieghi anche due volte il percorso e le linee che devono prendere,in un certo qual modo ti ricordano te stesso alla loro età. Ora però sei un ragazzo grande, e l’autobus lo prendi come se niente fosse, prendi qualsiasi linea, sai perfettamente dove ti porterà, l’orario preciso di arrivo e quello di partenza. Tutti tranne una, si perché hai appena scoperto una linea che non conoscevi. Te ne hanno parlato a scuola alcuni compagni, dicevano che se la si prendeva, si poteva risparmiare qualche minuto, che poi poteva esser rinvestito nell’atto della copiatura dei compiti in classe, prima dell’arrivo dell’insegnate. E’ strano però, tu prima d’ora non avevi mai sentito parlare di questa linea. Ti avvicini incuriosito dal grande vociare che c’è intorno a questo argomento e quasi incredulo devi ammettere di non conoscere proprio quella linea, sei ferito nell’orgoglio, non sei più tanto sicuro di niente ora come ora, devi recuperare la tua baldanza, e sai perfettamente che c’è solo un modo per farlo, ed è quello di percorrere quella linea al più presto! Ed ora eccoti qua, alla fermata di questa famigerata linea, aspetti e intanto prendi appunti sugli orari, ti scorgi per vedere se arriva e con tuo sommo sbigottimento eccola arrivare in perfetto orario. Avanti viaggiatore, devi farti coraggio, sali sopra e percorrila fino in fondo, sei un ragazzo grande ormai. E cosi sei salito, complimenti viaggiatore, sei davvero in gamba, guardati pieno di orgoglio, la tua baldanza sta tornando, una volta in classe avrai di che parlare per giorni. Immagini già la scena, tu che arrivi in anticipo rispetto al solito e annunci a tutta la combriccola di ragazzi che trovi, che hai percorso la famigerata linea,che per giorni è stata oggetto di culto in classe, vedi anche le loro facce che pendono dalla tue labbra, si un vero sogno ad occhi aperti ma attento a non sognare troppo, che poi rischi di sbagliare fermata. Troppo tardi, il sogno si è prolungato un po’ troppo, sei già al capolinea e l’autista ti invita addirittura a scendere dalla vettura, con riluttanza scendi e sei ancora scombussolato dall’avvenimento, in tutti gli anni di “onorato servizio” a bordo degli autobus, non hai mai perso la fermata. Ecco che sei di nuovo ferito nell’orgoglio, pensi che questa parte è meglio ometterla dal futuro racconto alla classe. Ma tieni a bada questi pensieri, ora devi capire dove ti trovi e come tornare verso strade conosciute, si perché ti sei girato e non hai notato nulla di familiare, sei disorientato è la prima volta che ti perdi con l’autobus, il tuo morale è proprio sotto zero. La soluzione più logica sarebbe quella di chiedere al conducente, peccato che sia già ripartito per una nuova corsa. D’accordo ora sei solo, non c’è bisogno di farsi prendere dallo sconforto, puoi sempre chiamare casa e chiedere ad uno dei tuoi genitori cosa fare, in questi casi loro sanno sempre tutto. Peccato che hai esaurito i soldi del telefono giusto ieri pomeriggio e i soldi che ti avevano dato per ricaricarlo, li hai usati per prendere le sigarette; si perché adesso ti sei pure messo a fumare, certo hai iniziato da poco, quasi per scherzo e non ricordi neanche come hai iniziato immagino, ma visto che hai tutto questo tempo, inizi a vagare nei meandri della tua mente e ricordi il preciso istante. Era un pomeriggio d’estate e una ragazza ti si avvicina e ti chiede una sigaretta, all’epoca non fumavi,ma chissà perché invece le hai detto che le dovevi prendere e che se avesse avuto un attimo di pazienza le avresti prese proprio ora e poi gliene avresti offerta una. Che cosa non si fa per far colpo su una ragazza? eh si, e da quel momento ti sei preso questo brutto vizio. A che ti sei ricordato di come hai iniziato, ne prendi una dal pacchetto e l’accendi,fai una grossa aspirata, anche per calmarti, poi la guardi e pensi che se non avessi questo brutto vizio, ora avresti i soldi per telefonare a casa e cosi per come l’hai accesa, la spegni con un impeto di rabbia. Stare fermo là, ad aspettare chissà quale miracolo, non sembra proprio il caso, con tutto quello che si sente dire in giro, è meglio muoversi. Cosi inizi a camminare in cerca di una mera strada sconosciuta. Cammini con la speranza che improvvisamente qualche luogo ti sembri familiare, ti infili in una stradina un po’ buia, percorrendola fino alla fine e appena ne sei fuori, non puoi che rimanere basito da quello che vedi. Davanti a te c’è il palazzo dove abiti, sei incredulo e quasi vorresti piangere, ma non lo fai, dopo tutto sei un ragazzo grande ormai. Allora preso dall’euforia della salvezza cerchi una spiegazione logica a tutto il tuo viaggio,ti avvicini alla pensilina della fermata e con stupore leggi la verità. La linea che hai preso, altro non era che una navetta che fa da sponda nel tuo quartiere al mercatino, ma siccome tu sei un ragazzo grande non ne eri a conoscenza, ora sei più tranquillo, noti che è quasi ora di pranzo, hai perso tutta la giornata, devi tornare a casa. Sali le scale della tua abitazione con euforia, domani a scuola avrai una grande avventura da raccontare ai compagni di scuola. Sei sull’uscio di casa, fai gesto di aprire la porta, dove ad accoglierti c’è il tepore della tua famiglia, almeno è quello che pensi, qualche secondo prima che tua madre ti venga incontro chiedendoti gridando che fine avessi fatto e perché non eri andato a scuola. Stai pensando che forse era meglio perderti per davvero, dopo tutto sei un ragazzo grande ormai.

Scusi, signore ecco la sua ordinazione, signore mi scusi non posso mica perdere tutto il giorno con lei, eccole la sua ordinazione, interruppe il cameriere. Si la ringrazio, e mi scusi ma stavo parlando con questo simpatico ragazzino che mi stava raccontando una storia, feci io per scusarmi. Guardi che qui non c’è nessun ragazzino, la prossima volta cerchi di non sognare ad occhi aperti, fece il cameriere con un tono di chi ha fretta. Lo guardi e poi mi rivoltai per capire di cosa stesse parlando, e mi resi conto che aveva ragione non c’era nessun ragazzino dietro di me.  Vuole qualcos’altro per secondo oppure no?. Riflettei un momento, ero ancora scosso dal fatto che il ragazzino era scomparso. Poi riprendendomi gli dissi, che poteva portarmi un bel piatto di spaghetti con il pesto. Il cameriere ancora una volta gridò qualcosa allo chef, e si allontano verso la cucina. Rimasto solo stavo per iniziare a mangiare, quando ancora una volta mi sentii bussare alla spalla, mi girai convinto che fosse il ragazzino, e stavo quasi per dirgli di lasciarmi almeno iniziare a mangiare e poi sarei stato ben volentieri attento ad ascoltare altre storia, ma mi resi subito conto di star sbagliando. Non c’era un ragazzino, ma una ragazza. Senza neanche salutare mi chiese se poteva raccontarmi la storia di una sua amica, e nello stesso modo, si mise a raccontare la sua storia. A quel punto presi il piatto e mentre mi preparavo ad ascoltarla, stavo mangiando la mia insalata di mare.

LA RAGAZZA CHE SUSSURAVA ALLA GENTE
La ragazza che sussurrava alla gente sussurrava sempre, e con un filo di voce che si faticava a sentire, ma lei sussurrava alla gente,quindi era normale.
Non ha mai alzato la voce, ne accennato ad essere in disaccordo con qualcosa, perché lei sussurrava alla gente.
Aveva un’amica, lei non sussurrava però, ed il loro rapporto era strano, la ragazza che sussurrava alla gente era assuefatta dalla ragazza che non sussurrava alla gente, l’andava a prendere dall’altro capo della città e se mancava la ragazza che non sussurrava alla gente, anche la ragazza che sussurrava alla gente non veniva.
Poi entrambe, sia la ragazza che non sussurrava che quella che sussurrava alla gente, non venero più, ognuno delle due per motivi diversi. Ma infondo a noi piace ricordare così il suo modo di sussurrare alla gente frasi sconnesse e senza alcun che di logico, perché lei era la ragazza che sussurrava alla gente.

Guardi che se vuole, le possiamo apparecchiare direttamente per terra.  Ancora una volta il cameriere mi stava gridando qualcosa, mi voltai e gli chiesi che problema ci fosse, stavo mangiando e ascoltavo quella ragazza parlare. Guardi che ancora una volta là non c’è nessuno, stava guardando il vuoto mentre mangiava la sua insalata, se non la smette con queste stranezze, dovrò pregarla di allontanarsi, disse il cameriere.
Mi scusi tanto, ma sono sicuro che c’era una ragazza che mi stava parlando, come d’altronde poco fa c’era un ragazzino che mi raccontava una storia.
Il cameriere mi guardò sbieco, e posò il mio piatto di spaghetti sul tavolo, e con uno strano sorriso dietro i baffi, mi chiese cosa volessi per secondo. Quel suo sorriso mi parve molto strano in quel momento, ma in quel momento, lo presi come l’ennesima bizzarria di quella trattoria, quindi lasciai perdere e ordinai un secondo di carne e del vino rosso.
Il cameriere al solito gridò qualcosa allo chef e andò via, lasciandomi un bel piatto di spaghetti pronti per esser consumanti.
Ero già con la forchetta nelle mani, quando un vecchio mi si parò davanti, guardandomi con aria di chi ha qualcosa da dirti, ma non sa come dirtelo. Lo guardai con la forchetta a mezz’aria, e gli chiesi cosa volesse.
Di tutta risposta, non fece altro che guardarmi e fissarmi per una decina di minuti prima di professare parola. Sa è che lei mi ricorda molto  una persona che conoscevo, le spiace se mi seggo, mi piacerebbe raccontarle la sua storia, magari la conosce anche lei, o che so potrebbe esser anche suo parente.
A lei spiace se mentre ascolto continuo  a mangiare?. No per niente. Allora d’accordo prego si segga e inizi il suo racconto sono tutto orecchi.

CONTINUED….