Gli ho detto che doveva smetterla di dormire, perché non avevo ancora capito cosa stava succedendo. «Svegliati!» Poi l’ho scrollato molto forte e dopo gli ho tirato un pugno in faccia. Tanto era forte il pugno che mi sono fatto del male alla mano. Gli ho dato un altro pugno. Non so perché, ma l’ho dato. Per dirti il vero, non avevo mai dato un pugno a nessuno, solo presi, io gli ho gridato: «Svegliati!» e gli ho dato un altro pugno, questa volta sull’altra gota della faccia. Però sapevo che non si sarebbe svegliato. «Tu dormi troppo!» Il mio grido ha svegliato mia madre e lei e andata a correre nel bagno. Ha dovuto distaccarmi per forza dal Nonno e dopo mi ha detto che credeva che lo avessi ucciso, tanto stavo dandogli dei pugni, e dallo sguardo che avevo nei miei occhi.
Non ci sono parole adatte per giudicare l’opera prima di Jonathan Safran Foer, e i motivi sono molteplici.Vuoi per il tema trattato, vuoi per il modo in cui è scritto. Però quel che posso dire è che la lettura di questo libro, vi prende come nient’altro. A volte strano, sfuggente a tratti riesce a farti sorridere e allo stesso tempo farti un male tremendo.
L’opera di Foer Ogni cosa è illuminata inizia quando Jonathan, un giovane ebreo statunitense, si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò la vita a suo nonno durante le deportazioni naziste. Armato di una fotografia che ritrae suo nonno e Augustine, Jonathan inizia così la sua ricerca della città fantasma di Trachimbrod, lo shtetl dove suo nonno viveva all’epoca, distrutto dai nazisti durante la guerra e perciò scomparso dalle mappe. Nel suo viaggio è accompagnato da una guida locale, Aleksandr (Alex), con il quale stringerà presto amicizia, e dallo strambo nonno di Alex, che dichiara continuamente di essere cieco (ma in realtà ci vede benissimo), e quindi si fa condurre dal proprio cagnolino, Sammy Davis Junior Junior.
Il loro viaggio, che ci viene raccontato tramite uno scambio di lettere tra Alex e Jonathan trova la sua conclusione quando lo strano gruppo incontrerà una donna, che gli racconterà la vera storia di quanto accaduto all’epoca della guerra. La violenza e lo scontro tra la realtà e la verità raccontata porta l’autore a lasciarci un finale tremendamente unico e mai scontato.
Un libro che consiglio. che rileggerei altre cento volte, un libro dentro un libro. Un opera davvero imponente per essere la prima dell’autore.
4 Risposta per "Ogni cosa è illuminata"
Sembra bello, il punto è trovare il tempo. Beato te che lo trovi (te lo ripeto sempre ma lo credo davvero).
Ciao,
Emanuele
Il tempo per leggere è sempre rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo di amare)
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.
[...]
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Posso capire leggere. Comporta alcune complicazioni se alla vita di tutti i giorni aggiungi un lavoro , due figli e una casa da mantenere ( versione femminile ) , effettivamente allora la lettura viene un po’ ostacolata , il tempo è rubato. Ma a questo punto anche amare è tempo rubato? Amare lo si fa incondizionatamente
Finalmente son passata anche nel blog.
Ciao , Marta.
Grazie per essere passata. Sono pienamente d’accordo con il tuo commento
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