Il sapere è anzitutto carnale. Le nostre orecchie e i nostri occhi lo captano,la nostra bocca lo trasmette. Certo,ci viene dai libri, ma i libri escono da noi.
Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è retaggio del bisogno di dire.
(Daniel Pennac- Diario di Scuola pg 125)
E quando il dottor Cardoso uscì dalla porta e scomparve nella strada lui si sentì solo, veramente solo, è pensò che quando si è veramente soli è il momento di misurarsi con il proprio io egemone che vuole imporsi sulle coorti delle anime. Ma anche se pensò così non si sentì rassicurato, sentì invece una grande nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura,sostiene Pereira
(Antonio Tabucchi – Sostiene Pereira pg 159)
Ma chi sono io? La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.
(I figli della Mezzanotte Salman Rushdie pg 433)
È come se non fossi capace di stare calmo finché non ho in mano un libro da leggere.Dunque sono un “Bibliomaniaco”?Certo che no.Volevo solo vedere cosa si provava a dirlo !
“Chi porta il paraocchi si ricordi che del completo fanno parte anche il morso e la sferza!”
(Stanislaw J. Lec)
Che cosa cresce meglio nel caldo: la fantasia;l’irrazionalità ;la lussuria.
Non so cosa dirvi davvero. 3 minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta. Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio. Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso “certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare”. Si perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. Sapete con il tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. Mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che vi sta accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno insieme con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare? (Tony D’Amato)
(Ogni maledetta domenica, film del 1999 diretto da Oliver Stone con Al Pacino e Cameron Diaz.)
Lo so che niente dura, ma anche quando ti rendi conto che qualcosa sta per finire, puoi sempre voltarti indietro e prendertene ancora un po’ senza che nessuno se ne accorga.
(In Viaggio Contromano pagina 55)
Che cosa si poteva, che cosa si doveva fare di tutto il tempo che ci stava davanti, aperto e informe, lieve come una piuma nella sua libertà, e pesante come il piombo nella sua incertezza?
(Treno di notte per lisbona pag 63)
Succede anche agli altri di non riconoscersi nel proprio aspetto? Di avere l’impressione che la propria immagine riflessa sia semplicemente una quinta che deforma tutto in modo grossolano? Di notare con spavento un abisso fra la percezione altrui e il proprio vissuto? Di avvertire che lo scarto fra quanto è familiare dall’interno e quanto lo è visto dall’esterno è tanto grande che non si può nemmeno più parlare di familiarità con un medesimo oggetto?
La distanza rispetto agli altri, nella quale una tale consapevolezza ci sospinge, si accresce ancora quando comprendiamo che la nostra immagine esteriore non appare agli altri come ai nostri occhi. Noi non vediamo gli esseri umani alla stessa stregua delle case, degli alberi delle stelle. Li vediamo aspettandoci di poter esperire in qualche modo un incontro e poterli trasformare in un pezzo di noi, della nostra interiorità.(Treno di notte per Lisbona, pag 85)