Per fare un po d’ordine nella saga della spada della verità.
Wizard’s First Rule, primo romanzo. Pubblicato inizialmente come L’assedio delle tenebre e La profezia del mago(Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità. Volume 1(NET, TIF, TIF Extra).
Stone of Tears. Pubblicato inizialmente come Il guardiano delle Tenebre e La pietra delle lacrime (Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità. Volume 2(NET, TIF, TIF Extra).
Blood of the Fold. Pubblicato inizialmente come La Stirpe dei Fedeli e L’Ordine Imperiale (Il libro d’oro), in seguito è diventatoLa spada della verità.Volume 3 (NET, TIF, TIF Extra).
Temple of the Winds. Pubblicato inizialmente come La profezia della luna rossa e Il tempio dei venti (Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità.Volume 4(NET, TIF, TIF Extra).
Soul of the Fire. Pubblicato inizialmente come L’anima del fuoco (Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità.Volume 5 (NET, TIF, TIF Extra).
Faith of the Fallen. Pubblicato inizialmente come La fratellanza dell’Ordine(Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità. Volume 6(NET, TIF Extra).
The Pillars of Creation. Pubblicato inizialmente come I pilastri della creazione(Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità. Volume 7(TIF Extra). Si tratta di uno spin-off, cioè di un romanzo che, pur mantenendo l’ambientazione degli altri volumi della saga, ha protagonisti diversi.
Naked Empire. Pubblicato inizialmente come L’impero degli indifesi (Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità. Volume 8(TIF Extra).
Chainfire. Pubblicato inizialmente come La catena di fuoco (Il libro d’oro), in seguito è diventato La spada della verità. Volume 9(TIF Extra).
Phantom. Pubblicato come Fantasma(Il libro d’oro).
Confessor. Pubblicato come Scontro finale(Il libro d’oro).
Qualche giorno fa ho finito di leggere il primo volume di una saga davvero avvincente, la spada della verità, figuratevi che appena finito il primo volume mi sono fiondato sul secondo senza neanche pensarci e
vi posso dire con certezza che entrare in avventura fantasy è davvero emozionante, sia per i luoghi descritti con magistrale bravura, sia per le avventure raccontate.
E dire che all’inizio stavo per dare questo libro per scontato, avevo visto la serie tv tratta da esso, e avevo pensato che fosse abbastanza buona da poter saltare il primo volume e partire dal secondo, principalmente come ho avuto modo di appurare la serie tv, non ha nulla a che vedere con il libro, tranne i nomi dei personaggi e per grandi linee con la trama.
Dopo averlo finito di leggere, mi sono reso conto che mancavo tantissimi elementi che nel libro erano importantissimi nella trama, e ho pensato veramente che chi avesse prodotto la serie, non avesse neanche toccato il libro per assicurarsi una parziale veridicità della trama. A questo punto non so che pensare, senz’altro non metto in dubbio che è complicato riprodurre qualcosa a schermo che soddisfi il lettore e il fan più sfegatato, o semplicemente sono io che sono diventato troppo pretenzioso nel giudicare film o serie tv tratti da libri, o forse come direbbe uno che conosco io, “ho perso la magia del cinema”. Non sapendo che cosa pensare per il momento ho accantonato la serie tv, con la promessa di riprenderla una volta concluso anche il secondo libro.
Gli ho detto che doveva smetterla di dormire, perché non avevo ancora capito cosa stava succedendo. «Svegliati!» Poi l’ho scrollato molto forte e dopo gli ho tirato un pugno in faccia. Tanto era forte il pugno che mi sono fatto del male alla mano. Gli ho dato un altro pugno. Non so perché, ma l’ho dato. Per dirti il vero, non avevo mai dato un pugno a nessuno, solo presi, io gli ho gridato: «Svegliati!» e gli ho dato un altro pugno, questa volta sull’altra gota della faccia. Però sapevo che non si sarebbe svegliato. «Tu dormi troppo!» Il mio grido ha svegliato mia madre e lei e andata a correre nel bagno. Ha dovuto distaccarmi per forza dal Nonno e dopo mi ha detto che credeva che lo avessi ucciso, tanto stavo dandogli dei pugni, e dallo sguardo che avevo nei miei occhi.
Non ci sono parole adatte per giudicare l’opera prima di Jonathan Safran Foer, e i motivi sono molteplici.Vuoi per il tema trattato, vuoi per il modo in cui è scritto. Però quel che posso dire è che la lettura di questo libro, vi prende come nient’altro. A volte strano, sfuggente a tratti riesce a farti sorridere e allo stesso tempo farti un male tremendo.
L’opera di Foer Ogni cosa è illuminata inizia quando Jonathan, un giovane ebreo statunitense, si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò la vita a suo nonno durante le deportazioni naziste. Armato di una fotografia che ritrae suo nonno e Augustine, Jonathan inizia così la sua ricerca della città fantasma di Trachimbrod, lo shtetl dove suo nonno viveva all’epoca, distrutto dai nazisti durante la guerra e perciò scomparso dalle mappe. Nel suo viaggio è accompagnato da una guida locale, Aleksandr (Alex), con il quale stringerà presto amicizia, e dallo strambo nonno di Alex, che dichiara continuamente di essere cieco (ma in realtà ci vede benissimo), e quindi si fa condurre dal proprio cagnolino, Sammy Davis Junior Junior.
Il loro viaggio, che ci viene raccontato tramite uno scambio di lettere tra Alex e Jonathan trova la sua conclusione quando lo strano gruppo incontrerà una donna, che gli racconterà la vera storia di quanto accaduto all’epoca della guerra. La violenza e lo scontro tra la realtà e la verità raccontata porta l’autore a lasciarci un finale tremendamente unico e mai scontato.
Un libro che consiglio. che rileggerei altre cento volte, un libro dentro un libro. Un opera davvero imponente per essere la prima dell’autore.
Perché, per essere considerato un uomo, devi sempre fare l’ultima cosa che ti va di fare al mondo? Perché?
Lo leggi tutto d’un fiato, impari a conoscere quella girandola di personaggi tutti legati da qualche ragione. Un romanzo che per certi versi definirei graffiante e sfuggente per la sua particolarità.
Con lo scorrere delle pagine, i lineamenti della storia prendono forma, lasciando aperta una storia incredibile piena di semplicità e allo stesso tempo di complessità.
“Ti prendo e ti porto via” è la storia senza lieto fine di Pietro, figlio “caratteriale” di genitori squallidi e sperduti, ragazzino timido e perseguitato dai compagni teppistelli, il cui destino s’incrocia e si compenetra tragicamente con quello di Graziano Biglia, playboy e frikettone fallito, destinato, per estrema coerenza al proprio personaggio caricaturale, a perdere l’ultima possibilità di redenzione, incarnata dalla professoressa Palmieri, unica ad averlo amato e accettato in tutta la sua desolante spontaneità. Storie di ordinaria periferia, d’amore asfittico e spoetizzato, d’orrore maleodorante e bestiale. La narrazione risulta ben congenita e avvincente e l’assoluta “assenza di messaggio” al lettore non implica la superficialità dell’intreccio e non esclude l’acutezza dello studio dei caratteri.
Forse la sua maggiore particolarità sta semplicemente nel fatto che il suo autore è capace di raccontare con una semplicità disarmante una storia che di semplice ha veramente poco.
Questo posto è un mistero. Un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi, ha un’anima. L’anima di chi lo ha scritto e di quelli che lo hanno letto e vissuto e sognato. Ogni volta che un libro cambia di mano, ogni volta che qualcuno fa scorrere lo sguardo sulle sue pagine, il suo spirito cresce e si rafforza. In questo posto i libri che nessuno più ricorda, i libri che si sono perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa di arrivare tra le mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito…
Finendo di leggere il gioco dell’angelo ci si rende conto di esser stati protagonisti di una storia incredibile, che si dipana all’interno di una città gotica e cupa quale la Barcellona di Zafòn.
Attraverso un tratto più maturo l’autore, tenendoci per mano ci trasporta all’intero di questa storia, facendoci conoscere per la prima volta attraverso le pagine del libro il giovane David Martin scapestrato giornalista di un giornale locale, il quale sogno è quello di scrivere un libro ed essere così ricordato per sempre, occasione che tra l’altro avrà nel momento stesso che un misterioso editore straniero interessato e affascinato dallo suo stile “maledetto” , vorrà ingaggiarlo per commissionarli un’opera immensa e di grande morale.
Da questo punto in poi, la vita del nostro protagonista cambierà radicalmente, tra amori struggenti che non posso essere consumati, se no tra le pagine di ricordi sbiaditi e misteriosi omicidi che hanno le loro origini nei più bui anni venti della Barcellona che conta, prende il via quello che è considerato il prequel dell’ombra del vento.
Lo scorso anno, ero arrivato a leggerne 40 mentre Fino ad ora hai terminato 46 libri quest’anno, totalizzando 14112 pagine
Adesso? Adesso ricominciamo da capo. Traguardo 50 libri nel 2010.
Come è possibile che non capisci queste cose? mi dicevano. Come pensi di vivere senza un’idea nel cervello? Ma io sono quella che sono. Non sarò molto intelligente. Sono una persona comune. Ma non sono le persone comuni quelle che sostengono la società, e quelle che vengono sfruttate? E sbandierare di fronte alle persone comuni parole che non possono capire me lo chiamate rivoluzione? Trasformazione della società? Io vorrei fare veramente qualcosa per migliorare le condizioni della società. E credo che se ci sono veramente persone sfruttate bisogna mettere fine a questa cosa. E non è proprio per questo che facevo domande cercando di capire?
Ho gustato Norwegian Wood, assaporato ogni attimo con i personaggi, immaginato i loro dialoghi nella città di Tokyo, i paesaggi visti mille volte negli anime, le cicale che suonavano i loro canto, il passaggio di un treno durante qualche conversazione. Sono questi i momenti per cui ho amato Norwegian Wood.
A tratti lo stesso romanzo, fa male, i personaggi con i quali prendi confidenza durante il lungo leggere, ti entrano nell’animo, vivi con loro e soprattutto soffri con loro.
Murakami è riuscito a imporre una vita propria a tali personaggi facendoli diventare parte integrante di chiunque per la prima volta apra questo splendido romanzo.
Una storia in cui niente è lasciato in maniera superficiale, essendo qualcosa di ricercato, particolare per certi versi o per meglio dire, spinto.
Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel che costi.
Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.
Quando perdi qualcuno e questo qualcuno ti manca, tu soffri perché la persona assente si è trasformata in un essere immaginario: irreale. Ma il tuo desiderio di lei non è immaginario. Cosi è quello che devi aggrapparti: al desiderio. Perché è reale.
La casa del sonno è stato un libro denso, pieno di avvenimenti concentrati forse in poche pagine. Le vicende sono narrate in un modo che non avevo mai visto prima.
Sta forse nel modo di concepire la narrazione forse il forte e la bellezza di questo libro, infatti attraverso una narrazione a blocchi, in cui nei capitoli pari vengono narrate vicende accadute nel passato, mentre nei capitolo dispari quella del presente.
In “La casa del sonno” si racconta l’avventura di un gruppo di giovani. Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown: Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui; Veronica, una lesbica volitiva, ultra politicizzata e appassionata di teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di girare un film che richiederà cinquant’anni di riprese; Robert, romantico studente di lettere, che scrive poesie d’amore per Sarah; e Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri. Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E’ un autentico “castello dei destini incrociati”, dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c’è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul valore e il significato del sonno, l’eterogenea comunità di studenti, diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche incongruenze della vita.
Con una scrittura semplice Coe ci racconta questa angosciante storia, con un finale per niente scontato, saranno molti i colpi di scena, e credetemi il libro vi terra incollati alle pagine fino alla fine del libro. Unico difetto, dopo averlo finito, avrete voglia di andarvi a leggere qualsiasi altro libri scritto da questo affabile scrittore britannico dallo stile coinvolgente e fresco.
E’ dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov’è e se sta bene. E’ dura essere quella che rimane. Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce. Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta sepolta tutto l’inverno sotto la neve. Finchè non ci si pensa sembra semplice. Perchè l’assenza intensifica l’amore? Tanto tempo fa, quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano sulla spiaggia, scrutavano l’orizzonte in cerca della piccola imbarcazione. Adesso io aspetto Henry. Lui scompare senza preavviso e involontariamente. Io lo aspetto. Ogni minuto di attesa dura un anno, un’eternità. Ogni minuto scorre lento, trasperente come vetro. Attraverso ogni minuto vedo un’infintà di minuti in fila, in attesa. Perchè se ne va dove io non posso seguirlo?
La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un libro pieno di sorprese che non ti aspetti minimante. Una storia d’amore che è consumata attraverso il tempo, in un ciclo che si ripete senza mai finire. Harry viaggia nel tempo, ma non per sua scelta, soffre di un disturbo che altera la sua concezione del tempo. Così da ritrovarsi davanti a episodi del suo passato senza poterli modificare, o davanti a qualcosa che deve ancora avvenire. Viaggia senza controllo, quando meno se lo aspetta, sparisce lasciando come unica traccia del suo viaggio gli indumenti che per qualche regola non detta, non sono trasportati con sé nei suoi viaggi. Viaggiando attraverso il tempo incontra per la prima volta la sua futura moglie nel passato quando aveva sei anni, a dodici a quattordici e infine a diciotto anni, per poi sparire completamente e rincontrarsi nel presente. Clare e Harry si conoscono da una vita, consumando il loro amore attraverso il tempo. L’intera storia c’è narrata a volte da Clare che mette a fuoco il suo punto di vista di colei che è lasciata indietro dai continui viaggi del tempo di Harry.
Da Harry che racconta la sua vita descritta da chi viaggia nel tempo senza speranze di potersi fermare.
Un libro gestito magistralmente, un grande puzzle, in cui i viaggi del tempo non sono altro che dei grandi pezzi che serviranno per incastrare una complicata e senza tempo storia d’amore. Passato, presente e futuro all’interno del libro, hanno una sola dimensione, alternandosi in maniera sorprendente per creare quella suspense degna dei migliori libri di fantascienza. Un libro che consiglio, che rileggerei se potessi tornare indietro. Come ho già detto la storia d’amore di Harry e Clare non conosce confini, supera il tempo e anche per certi versi la morte stessa, perché in qualsiasi istante, in qualsiasi tempo, Clare e Harry si conoscono e stanno vivendo la loro storia d’amore.