Archive for the ‘Letture’ Category


Norwegian Wood

Dec 14, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Come è possibile che non capisci queste cose? mi dicevano. Come pensi di vivere senza un’idea nel cervello? Ma io sono quella che sono. Non sarò molto intelligente. Sono una persona comune. Ma non sono le persone comuni quelle che sostengono la società, e quelle che vengono sfruttate? E sbandierare di fronte alle persone comuni parole che non possono capire me lo chiamate rivoluzione? Trasformazione della società? Io vorrei fare veramente qualcosa per migliorare le condizioni della società. E credo che se ci sono veramente persone sfruttate bisogna mettere fine a questa cosa. E non è proprio per questo che facevo domande cercando di capire?

Ho gustato Norwegian Wood, assaporato ogni attimo con i personaggi, immaginato i loro dialoghi nella città di Tokyo, i paesaggi visti mille volte negli anime, le cicale che suonavano i loro canto, il passaggio di un treno durante qualche conversazione. Sono questi i momenti per cui ho amato Norwegian Wood.
A tratti lo stesso romanzo, fa male, i personaggi con i quali prendi confidenza durante il lungo leggere, ti entrano nell’animo, vivi con loro e soprattutto soffri con loro.
Murakami è riuscito a imporre una vita propria a tali personaggi facendoli diventare parte integrante di chiunque per la prima volta apra questo splendido romanzo.
Una storia in cui niente è lasciato in maniera superficiale, essendo qualcosa di ricercato, particolare per certi versi o per meglio dire, spinto.
Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel che costi.
Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

La casa del sonno

Dec 4, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Quando perdi qualcuno e questo qualcuno ti manca, tu soffri perché la persona assente si è trasformata in un essere immaginario: irreale. Ma il tuo desiderio di lei non è immaginario. Cosi è quello che devi aggrapparti: al desiderio. Perché è reale.

La casa del sonno è stato un libro denso, pieno di avvenimenti concentrati forse in poche pagine. Le vicende sono narrate in un modo che non avevo mai visto prima.
Sta forse nel modo di concepire la narrazione forse il forte e la bellezza di questo libro, infatti attraverso una narrazione a blocchi, in cui nei capitoli pari vengono narrate vicende accadute nel passato, mentre nei capitolo dispari quella del presente.
In “La casa del sonno” si racconta l’avventura di un gruppo di giovani. Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown: Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui; Veronica, una lesbica volitiva, ultra politicizzata e appassionata di teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di girare un film che richiederà cinquant’anni di riprese; Robert, romantico studente di lettere, che scrive poesie d’amore per Sarah; e Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri. Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E’ un autentico “castello dei destini incrociati”, dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c’è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul valore e il significato del sonno, l’eterogenea comunità di studenti, diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche incongruenze della vita.
Con  una scrittura semplice Coe ci racconta questa angosciante storia, con un finale per niente scontato, saranno molti i colpi di scena, e credetemi il libro vi terra incollati alle pagine fino alla fine del libro. Unico difetto, dopo averlo finito, avrete voglia di andarvi a leggere qualsiasi altro libri scritto da questo affabile scrittore britannico dallo stile coinvolgente e fresco.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo

Dec 3, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

E’ dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov’è e se sta bene. E’ dura essere quella che rimane. Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce. Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta sepolta tutto l’inverno sotto la neve. Finchè non ci si pensa sembra semplice. Perchè l’assenza intensifica l’amore? Tanto tempo fa, quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano sulla spiaggia, scrutavano l’orizzonte in cerca della piccola imbarcazione. Adesso io aspetto Henry. Lui scompare senza preavviso e involontariamente. Io lo aspetto. Ogni minuto di attesa dura un anno, un’eternità. Ogni minuto scorre lento, trasperente come vetro. Attraverso ogni minuto vedo un’infintà di minuti in fila, in attesa. Perchè se ne va dove io non posso seguirlo?

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un libro pieno di sorprese che non ti aspetti minimante. Una storia d’amore che è consumata attraverso il tempo, in un ciclo che si ripete senza mai finire. Harry viaggia nel tempo, ma non per sua scelta, soffre di un disturbo che altera la sua concezione del tempo. Così da ritrovarsi davanti a episodi del suo passato senza poterli modificare, o davanti a qualcosa che deve ancora avvenire. Viaggia senza controllo, quando meno se lo aspetta, sparisce lasciando come unica traccia del suo viaggio gli indumenti che per qualche regola non detta, non sono trasportati con sé nei suoi viaggi. Viaggiando attraverso il tempo incontra per la prima volta la sua futura moglie nel passato quando aveva sei anni, a dodici a quattordici e infine a diciotto anni, per poi sparire completamente e rincontrarsi nel presente. Clare e Harry si conoscono da una vita, consumando il loro amore attraverso il tempo. L’intera storia c’è narrata a volte da Clare che mette a fuoco il suo punto di vista di colei che è lasciata indietro dai continui viaggi del tempo di Harry.
Da Harry che racconta la sua vita descritta da chi viaggia nel tempo senza speranze di potersi fermare.
Un libro gestito magistralmente, un grande puzzle, in cui i viaggi del tempo non sono altro che dei grandi pezzi che serviranno per incastrare una complicata e senza tempo storia d’amore. Passato, presente e futuro all’interno del libro, hanno una sola dimensione, alternandosi in maniera sorprendente per creare quella suspense degna dei migliori libri di fantascienza. Un libro che consiglio, che rileggerei se potessi tornare indietro. Come ho già detto la storia d’amore di Harry e Clare non conosce confini, supera il tempo e anche per certi versi la morte stessa, perché in qualsiasi istante, in qualsiasi tempo, Clare e Harry si conoscono e stanno vivendo la loro storia d’amore.

Il libero arbitrio esiste quando sei nel tuo tempo presente

Nov 29, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

[..]Il libero arbitrio esiste quando sei nel tuo tempo presente. Dice che nel passato possiamo soltanto fare quello che abbiamo fatto e possiamo esserci soltanto perché ci siamo già stati.
<<Ma il mio presente è qualsiasi momento in cui mi trovo non dovrei essere in grado di decidere…>>
<<No a quanto pare non è così.>>
<<Che cos’ha detto del futuro?>>
<<Bé, pensaci. Vai nel futuro, fai qualcosa, torni indietro nel presente. Poi quella che hai fatto diventa parte del tuo passato.Quindi anche questo è inevitabile.>> [..]

(La Moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo pag. 65)

Leggi tutti i russi, e quando hai finito rileggili

Nov 26, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Fin da bambino aveva l’abitudine di leggere camminando, sempre con un libro in mano sulla strada di scuola, passando da una stanza all’altra nella casa paterna ad Alipore, su e giù per tre piani di scale di argilla rossa. Senza scomporsi. Senza distrarsi. Senza inciampare. Da ragazzo aveva letto tutto Dickens. Leggeva anche scrittori più recenti, Graham Greene e Somerset Maugham, comprati al suo banchetto preferito in College Street con le mance dei pujo. Ma i suoi prediletti erano i russi. Il nonno paterno, ex professore di letteratura europea all’università di Calcutta, glieli leggeva ad alta voce in traduzione inglese quando era piccolo. Ogni giorno, all’ora del tè, mentre fratelli e sorelle giocavano a kabadi e a cricket fuori, andava in camera di suo nonno, e per un’ora il nonno leggeva sdraiato sul letto, con le caviglie incrociate, il libro appoggiato sul petto, e Ashoke raggomitolato accanto. In quell’ora Ashoke era sordo e cieco al mondo circostante. Non sentiva i fratelli e le sorelle ridere sul terrazzo, non vedeva la stanza angusta, ingombra e polverosa dove il nonno leggeva. “Leggi tutti i russi, e quando hai finito rileggili” aveva detto il nonno. “Non ti tradiranno mai”. Quando ebbe imparato l’inglese a sufficienza, cominciò a leggerli per conto suo. Era stato camminando lungo le strade più rumorose, più trafficate del mondo, Chowringhee Road, Gariahat Road, che aveva letto pagine dei Fratelli Karamazo, Anna Karenina e Padri e figli. Una volta un cugino più piccolo, cercando di imitarlo, era caduto dalle scale di argilla spaccandosi un braccio. La madre di Ashoke era convinta da sempre che suo figlio maggiore sarebbe finito sotto un autobus o sotto un tram, con il naso immerso in Guerra e pace. Che sarebbe morto con un libro in mano.

(L’Omonimo di Jhumpa Lahiri pag 25)

L’omonimo

Nov 24, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Perché essere stranieri, comincia a realizzare Ashima, è come una gravidanza che dura tutta la vita – un’attesa perenne, un fardello costante, una sensazione persistente di anomalia. E’ una responsabilità ininterrotta, una parentesi aperta in quella che era stata la vita normale, solo per scoprire che la vita precedente si è dissolta, sostituita da qualcosa di più complicato e impegnativo. Come la gravidanza, essere stranieri, pensa Ashima, stimola la curiosità degli estranei, la stessa mescolanza di rispetto e compassione.

L’omonimo è un libro che mi ha colpito molto. L’intensità dei personaggi, la storia di una famiglia d’emigrati, che si trovano in un paese completamente diverso dal loro, costretti vuoi o non vuoi a provare ad integrarsi se non per loro, per i loro figli cresciuti in pieno stile americano.
Anche se la storia è quasi una sagra familiare, il vero protagonista è appunto uno dei due figli della famiglia Ganguli. Gogol. Nome altisonante quanto disprezzato da Gogol, che non riesce a capire perché i propri genitori gli hanno scelto un nome così diverso e complesso. Questo fatto rappresenterà l’intera trama portante del libro. Una persona in conflitto con se stessa, un nome che non lo rappresenta per niente. Ma dietro al suo nome c’è una storia dietro, che fino ai suoi diciotto’anni nessuno gli ha mai raccontato.
Ashoke Ganguli, una notte d’ottobre, in India, vede la morte quando il treno deraglia, i vagoni si accartocciano in un lampo. Lo salva il racconto che sta leggendo nell’attimo dell’incidente: Gogol, Il cappotto. Al lume della lanterna, qualcuno scorge le pagine del libro sparse per i campi: il giovane che ne solleva, con le ultime forze, qualche foglio è ancora vivo. Grato allo scrittore russo, sette anni più tardi, in America, Ashoke Ganguli decide di chiamare Gogol il primogenito appena nato.
Il tempo passa  e un giorno Gogol decide di cambiare nome, creandosi una nuova identità, lasciando indietro tutto e tutti quelli che lo conoscevano come Gogol, inizia una nuova vita come Nikhail. Almeno fino al giorno in cui qualcosa lo farà riavvicinare alla propria famiglia, facendolo tornare sui propri passi.
Con una scrittura leggera e una narrazione lenta che permette, di assaporare i personaggi al pieno con la calma delle pagine, la scrittrice J. Lahiri ci porta dentro una storia in cui emergono tutto il dolore e le difficoltà di una famiglia di emigrati, in bilico tra tradizione e integralismo.

L’enigma del solitario

Nov 7, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Esordii dicendo che era strano come noi uomini fossimo davvero in gamba in certi campi, per esempio nella ricerca spaziale o atomica, e invece assolutamente inetti in altri, soprattutto nella conoscenza di noi stessi. Il pater ribatté con un’osservazione molto acuta che vorrei riferire testualmente.
“Se il nostro cervello fosse così semplice da permetterci di sondarlo”, disse, ” allora saremmo noi gli stupidi a non capirci nulla lo stesso”.
Questa frase mi costrinse a una lunga riflessione, la cui conclusione, in pratica, fu una convincente risposta alla domanda che avevo rivolto al pater.
Ma lui continuò: “Esistono infatti cervelli molto più semplici del nostro. Per esempio, siamo in grado di capire come funziona il cervello di un lombrico, almeno in buona parte. Però il lombrico, lui, non lo capisce… perché ha un cervello troppo semplice per arrivarci”.

Se la vita è un solitario, ciascuno vorrebbe essere il jolly. È proprio quello che capita al piccolo Hans Thomas. Dodici anni, un mazzo di carte e un minuscolo libriccino come compagni di gioco, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di sua madre. Scoprirà così un’isola incantata, abitata da 52 nani strambi, un fantasioso naufrago e un folletto dispettoso. Ad Hans non resterà che trasformarsi egli stesso in un jolly per risolvere l’enigma e non restare schiacciato dal suo beffardo destino.
L’enigma del solitario è un libro splendido, un racconto filosofale mascherato da romanzo dentro il romanzo stesso. La storia per quanto semplice possa sembrarci, nasconde dentro un altra storia affascinante e misteriosa come non mai.
Un mazzo di 52 carte, un misterioso nano che segue i nostri protagonisti da un capo all’altro dell’Europa e un grande mistero celato da dentro un panino.
Coinvolgente, mai noioso pieno di riflessioni e spunti su ciò che ci circonda l’enigma del solitario prende vita tra le pagine di un libro, affidato quasi per volontà del fato ad un ragazzino che insieme al padre intraprenderà un viaggio da un paese della Norvegia fino Atene alla ricerca della madre scomparsa anni or sono.

l’enigma del solitario

Nov 1, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

“Se la gente si occupa tanto di fenomeni ‘soprannaturali’, ciò è dovuto a uno strano tipo di cecità. Non coglie il mistero più grande e cioè che esiste un mondo. Preferisce occuparsi dei marziani e dei dischi volanti piuttosto che dell’insondabile creazione dispiegata davanti ai suoi occhi. No, non credo che il mondo sia dovuto al caso, Hans Thomas”. Fece una breve pausa e poi, chinandosi verso di me, sussurrò: “Credo invece che all’origine dell’universo ci sia un progetto. Un giorno capirai che, dietro le miriadi di stelle e di galassie, si cela un preciso disegno”.

(L’enigma del solitario pag 130)

il pendolo di foucault

Oct 31, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Che io abbia scritto o no, non fa differenza. Cercherebbero sempre un altro senso, anche nel mio silenzio. Sono fatti così. Sono ciechi alla rivelazione. Malkut è Malkut e basta.
Ma vaglielo a dire. Non hanno fede.

E allora tanto vale star qui, attendere, e guardare la collina.

È così bella.

(Umberto Eco – Il Pendolo di Foucault )

Noi

Oct 2, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

“Game over, mi dico. Ho avuto la mia occasione tredici anni fa e me la sono giocata […]. Ho proprio sbagliato tutto?”

Noi di R. Mason è un romanzo corale, un libro, dove non c’è un vero protagonista, ma ben si quattro.
Quattro ragazzi che si ritrovano  nello stesso college di un’Inghilterra per pochi e grigia in ogni suo affranto.
La storia che ci pone davanti Mason si svolge tra passato e presente. I personaggi raccontano la loro storia, sappiamo del passato di Julian e Maggie fratelli cresciuti nell’agio di un quartiere per pochi, di Jack ragazzino introverso cresciuto sotto la  pressione dei propri genitori e costantemente martoriato da bulli d’occasione, prima quelli della strada e poi quelli nel college, e Adrien ragazza americana cresciuta all’ombra di una madre troppo oppressiva.
Passando le pagine, i quattro ragazzi, arrivano al College di Oxford, ognuno per motivi diversi, per Julien e Maggie è una scelta quasi naturale, per Jack è una scelta quasi imposta dall’ombra dei propri genitori, per Adrien è l’occasione di sfuggire all’oppressione della madre.
Il primo passo verso il loro inevitabile destino avviene tra l’incontro di Julian e Adrien che trovandosi vicini di stanza, si ritrovano a fare amicizia e innamorarsi quasi all’instante l’uno dell’altro. Il secondo passo e l’incontro tra Maggie e Jack, e anche in questo caso avviene il colpo di fulmine.
Tutto quello che seguirà, sarà il passo che segnerà definitivamente le loro vite future. Maggie il fulcro della loro amicizia presa dalla frenesia di uno scherzo di cattivo gusto, perde la vita. I giorni che ne seguiranno saranno segnati dalla frattura dei rapporti tra loro. Julian incolpa Jack e Adrien della morte della sorella, questi ultimi, si sentono completamente persi senza Maggie, ritrovandosi quindi spaesati decidono di mettere un taglio alla loro vita passata. Jack si laureerà e quasi per gioco diventa un artista internazionale, Adrien ritorna negli USA e poco dopo sposerà un ricco personaggio di spicco del mondo del cinema, mentre Julian continuerà a vivere nella sua Londra, insegnando.
Passano gli anni e si ritorna al presente, dove il destino ancora una volta mette il suo zampino, e i tre ex-amici si ritroveranno in occasione della mostra d’arte di Jack.
Julian guardando la vita di Adrien capisce di averla persa per sempre, Adrien si rende conto di aver fatto la scelta giusta all’epoca, mentre Jack si ritrova, ad affrontare per l’ultima volta il suo carnefice dei tempi del college.
In un finale ricco di colpi di scena e di un’immensa tristezza, Mason ci regala un romanzo sull’amore e sulla crudeltà, sull’irresponsabilità dell’adolescenza, quando tutto è assoluto e ad ogni passo sembra che la vita intera sia in gioco.

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