Archive for the ‘Letture’ Category


Autostop con Buddha: Viaggio attraverso il Giappone

Sep 19, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Capo Sata è dove finisce il Giappone. Se si voltano le spalle al mare e si guarda verso nord,ci si trova con l’intero Giappone sospeso come una spada. È un territorio vulcanico,lungo e stretto: uno stato insulare che si protende – senza mai arrivare a toccarli – verso i suoi vicini. È una terra che ispira metafore. L’hanno paragonata a una cipolla: uno strato dopo l’altro a ricoprire… il nulla. Qualcuno l’ha definita un labirinto,una fortezza, un giardino. Una prigione. Un paradiso. Ma per alcuni il Giappone non è niente di tutto questo.
Per qualcuno, il Giappone è una via da percorrere. E Capo Sata è là dove la via finisce “

Quando penso al Giappone, mi sale un pensiero fisso. “un giorno, io andrò a visitarlo”. Aspettando quel giorno, e anche le finanze, ho avuto un piccolo assaggio di quello che troverò, leggendo Autostop con Buddha.
Il libro scritto da Will Ferguson, non è altro che il resoconto del vero viaggio intrapreso dall’autore quando si trovava per lavoro nel paese del Sol Levante. Iniziato quasi per scherzo, per una scommessa fatta tra colleghi, inizia questo strano viaggio in autostop attraverso il Giappone, osservando rigorosamente un percorso che lo porterà da un capo al altro dell’isola attraverso la fioritura dei Sakura.
Lo spunto narrativo principale è offerto dai personaggi incontrati facendo l’autostop grazie a quai l’autore riesce a “dipingere” un quadro realistico,lasciandoci in eredità un ritratto del popolo Giapponese davvero allettante.
Un viaggio di un esperienza fatta d’incontri, di persone di caratteri indimenticabili. L’autore mostra una speciale maestria nella rappresentazione dei tratti psicologici oltre che nella descrizione suggestiva a attenta dei paesaggi e degli stili di vita, Raramente la letteratura di viaggio ha saputo entrare così nel profondo e con tanta garbata e partecipe ironia nell’intimo delle persone. Qui, infatti, non ci sono solo scenari, cronache, macro-storie. Will Ferguson è anche un esploratore di interni,un geografo della quotidianità e, in questo particolare modo di rievocare il suo viaggio, rivela ancora una volta la sua grande vena di affabulatore.
Un libro fondamentale per chi vorrebbe visitare il Giappone, o semplicemente confrontare tutte quella nozioni che si conoscono su questo bellissimo paese.
Ferguson, riesce a regalarci qualcosa di estrema bellezza con un pizzico d’ironia e gang spassose. Un libro da leggere per chi ama il Giappone, ma anche per chi per la prima volta, magari con ostio si affaccia alla scoperta di questo paese.

Quattro Amici

Sep 4, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

L’amicizia mi è sempre parsa un cerino che è meglio spegnere prima di bruciarsi le dita, eppure quell’estate non avrei potuto concepire le giornate senza Blas,senza Claudio,senza Raùl. I miei amici.

Quando lessi Quattro amici di Trueba, mi venne naturale accostarlo a On The Road di Kerouac o Fiesta di Hemingway. Anche se per molti versi non tocca l’epicità dei romanzi sopracitati. Ma non per questo è un romanzo minore,a dir la verità lo lessi con piacere, trovando una lettura piacevole,senza troppe complicazioni di trama e pieno di frasi e riflessioni espresse dai personaggi di rara bellezza.
Da Solo personaggio frustato dalla sua inadeguatezza verso tutti e tutto,incapace di lasciarsi alle spalle i propri fallimenti, da una lavoro senza via d’uscite,ad una storia d’amore finita nel peggiori dei modi.
A Claudio il bello e cinico del gruppo, che pensa solo a divertirsi, mettendo però la primo posto l’amicizia. Raul, eternamente insoddisfatto della propria condizione, “costretto” a lasciar indietro i lazzi di gioventù, per prendersi cura della moglie e di due gemelli ancora in fasce. Blas il buono del gruppo, complessato dal proprio aspetto fisico.
Su un furgoncino di seconda mano olezza di formaggio, i quattro decidono di concedersi una fuga dalla quotidianità. Da Madrid a Valencia, da Saragozza di nuovo a Madrid, attraverso una serie di avventure, risse sbornie cuori infranti e amplessi frettolosi,rinsalderanno la loro amicizia in una tardiva fine dell’adolescenza.

L’estate è una stagione triste

Aug 30, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

L’estate è una stagione triste, in cui non cresce nulla. Chi non preferisce il mese di dicembre, nonostante l’amarezza che provoca la felicità altrui? Perfino la rinomata crudeltà di aprile è mille volte più stimolante. La canzone dell’estate è sempre la canzone più brutta dell’anno. L’amore estivo è un sottogenere dell’amore, del grande amore che non potrà mai avere luogo d’estate. Si parla di letture estive, notti estive, viaggi estivi, bevande estive, con un implicito senso di disprezzo. Il nostro amore non è fatto per l’estate. Il nostro amore non conosce vacanza.

(D. Trueba, Quattro Amici: pag. 26)

tempo per leggere

Aug 26, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Il tempo per leggere è sempre rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo di amare)
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.
[...]
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.

(D. Pennac- Come un romanzo pag. 99)

In viaggio contromano

Aug 24, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga. Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

Quando si ha tra le mani un libro che per qualche ragione, o per volontà del fato parli di viaggi, si sa perfettamente che avrà un unico e inevitabile finale.
In viaggio contromano è un libro di questo genere.
Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno.
Chi se ne frega dei divieti e delle ansie dei figli, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami prescrizioni precauzioni.
Ella ha più problemi sanitari di un paese del Terzo mondo, John non ricorda come si chiama sua moglie, ma insieme “formano una persona intera”.
Macinando miglia su miglia, sopra un vecchio camper, ripercorreranno una moltitudine di stati che segnano i confini della route 66, strada ricca di ricordi e di un fascino alquanto sinistro. Fino ad arrivare alla meta finale. La California. Dove alla deriva tra i ricordi di una vita si troveranno in una Disney world, diversa da quella rimembrata, e cosi rendendosi conto del tempo passato di una vita forse vissuta troppo in fretta, delusi e amareggiati riprendono la strada del ritorno, verso la loro tappa ultima. Perché in un viaggio l’unica cosa che importa non è la meta, ma solo viaggiare.

L’ombra del vento

Aug 23, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Sono cresciuto tra i libri, in compagnia di amici immaginari che popolavano pagine consunte, con un profumo tutto particolare

Ho finito l’ombra del vento, un romanzo che per certi versi potrei definire con la parola ineluttabile. Perché tutto quello che è iniziato per gioco e divenuto con lo scorrere delle pagine qualcosa di più complesso e pericoloso di qualsiasi altra cosa.
Con lo scorrere degli anni e delle pagine, l’autore tenendoci quasi per mano ci fa addentrare in una Barcellona gotica e quasi surreale, dove prende il via la storia di un libro maledetto disperso dentro il cimitero dei libri dimenticati, dove tutto tace e l’unica voce è quella delle pagine di quei libri dimenticati della polvere che li ricopre.
Almeno fino al giorno in cui un bambino di undici anni lo ritrova quasi per caso o per fato scopre il mistero che vi è dietro, dando il via a una storia ricca d’intrighi e di amori perduti nel tempo e poi ritrovati attraverso il ricordo, che strugge il lettore fino al finale elettrizzante e pieno di emozioni, regalandoci così una pietra miliare del nuovo millennio.

a proposito del piccolo principe….

Aug 15, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Mah. secondo me il successo scandaloso che il piccolo principe ha sempre avuto è dovuto al fatto che si tratta di una storia praticamente priva di contenuti: quindi il lettore la interpreta e la completa (anzi: riempie) a sua discrezione, senza però rendersene conto, naturalmente, e leggendo trova di volta in volta quello che appunto inconsciamente vorrebbe trovarci. quindi essendo una storia vuota e invertebrata, che non ha un bel niente da insegnare né tantomeno da comunicare, si adatta viscidamente e perfettamente secondo le esigenze del lettore: infatti spesso e volentieri si sente di gente che ha letto questa insulsa storiella diverse volte durante la propria vita e ogni volta ne ha colto sfumature e significati diversi. ho letto il piccolo principe a 28 anni di età, in piena maturità letteraria e culturale, a mio non modesto avviso. avevo sentito solo parlar bene di questo libello da una vita, e alla fine mi sono deciso a leggerlo, anche perché non se ne indica la lettura solo ai bambini, anzi. quindi pieno di aspettative per questo cosiddetto capolavoro, mi sono addirittura ingenuamente lasciato invaghire dalla faccenda del serpente e del cappello, proprio all’inizio del racconto, immaginando e pregustando chissà quali meravigliose rivelazioni psicoletterarie che la storia mi avrebbe rivelato nel proseguimento. invece sfogliando il libretto e andando avanti mi sono trovato di fronte ad un vero aborto letterario. insomma: una storiella cretinetta per bambini di tre anni, povera e banale, senza capo né coda, ingenua fino al ridicolo e ripeto: completamente priva di contenuti, e pure farcita di disegnini scemi e bruttini, fatti per bambini poco intelligenti o per adulti completamente deficienti.

Un commento ricevuto l’altro ieri.

2+2=5

Aug 12, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture, Pensieri Sparsi

Se dovessi rispondere alla domanda qual, è il miglior libro tra 1984 e Per chi suona la campana, mi troverei a mal parte nell’esprimere tale giudizio.
Partendo dal presupposto che ogni libro, in se è qualcosa di “soggettivo” e secondo la persone e dell’umore di tale può piacere o meno, mi sembra abbastanza forviante dire è meglio il primo rispetto al secondo.
Una riposta posso darla. Avendoli letti entrambi, qualcosa riesco a dirla e ponderando attentamente ogni sillaba.

Il primo 1984 è un libro attuale per certi versi, riconducibile allo stato di molte persone. Chi di noi non si è trovato nella situazione di Winston? Certo non parlo letteralmente, anche perché in Europa le torture e i regimi dittatoriali sono stati “estirpati” molto tempo fa, ma parlo di una situazione un po’ trasversale. Penso che ognuno di noi abbia creduto in qualcosa fino in fondo, e poi per un motivo o per un altro abbia dovuto cedere ai pensieri della “massa” vuoi per “identificarti in un momentaneo contesto, vuoi per qualcosa che è scattato dentro, abbracciando quindi quella frase finale del libro che per certi versi racchiude in se tanta angoscia e tanta paura “2+2=5”. È tremendo dirlo, ma a volte, si “è costretti” ad abbracciare quest’assioma in tutta la sua violenza. Perché non abbracciarlo, significherebbe vivere una vita di estrema solitudine, cercando sempre quelle uniche anime gemelle capaci di comprendere le idee di una vita.
Anche se sono convinto che Orwell abbia deciso di fare finire il romanzo con la sconfitta di Winston come monito per le generazioni future, come per dire: “Ecco noi non siamo riusciti a “vincere il dogma” per noi 2+2 fa 5” abbiamo perso. Voi, voi siete ancora giovani avete una vita davanti, una vita di ricerca;una vita per seguire la vostra strada, che non per forza debba portare alla conclusione che 2+2=5. Il futuro non è scritto, siete voi a costruirlo.
Winston ha scelto la strada più facile, il tradimento dei suoi ideali e l’abnegazione verso qualcosa in cui non credeva veramente. Per questo trovo 1984 un caposaldo della letteratura mondiale. Accostarlo a per chi suona la campana, questa è tutt’altra storia.

Per chi suona la campana, è un libro più introspettivo per certi versi, anche perché l’argomento trattato, “la guerra” è qualcosa di astratto per molti e quindi indecifrabile e comprensibile in tutta la sua atrocità.
Viviamo in un secolo in cui siamo costantemente tartassati da continue informazioni, le quali invece d’informare e sensibilizzare, creano un’indifferenza tale da anestetizzare le nostre coscienze. Probabilmente tale fenomeno è insito nell’uomo; forse è un meccanismo che si spegne da se, addirittura inevitabile. Ma la verità e che se non viviamo sulla nostra pelle certe esperienze tendiamo a non pensarci.
Ed è appunto grazie a romanzi come Per chi suona la campana, che ci “svegliamo e prendiamo coscienza di ciò che accade intorno a noi”. Hemingway ci lascia in tradizione scritta, tutti gli orrori perpetrati da una guerra, senza scopo utile, se non quello di distruggere e ammazzare.
Il vero protagonista di Per chi suona la campana è la guerra stessa, che ne fa da padrona in una spagna macerata e divisa da un conflitto insensato.
E proprio in questo paese in che troviamo personaggi strani, con i quali potremmo immedesimarci, se fossimo nati cinquant’anni prima. E’ sono sempre loro che ci raccontano le atrocità passate, commesse forse in nome di una “giustizia” sommaria; Giustizia che prende il nome di GUERRA.
Perché tutto quello che fai in guerra, si ferma la dentro, certo ti rimane appiccicato addosso, come ci dimostra l’autore quando introduce il personaggio di Pablo, una persona completamente svuotata di ogni suo attributo umano, trasformato in una bestia feroce dall’ambiente, dalle circostanze, costretto a scegliere tra “uccidi” e venire “uccisi”.
Alcuni passi di Per chi suona la campana, sono così vividi e terrificanti che verrebbe voglia di domandarci perché si fanno le guerre?
Per poi arrivare al fine, dove un briciolo di umanità è riacquistato. Vivere per la giustizia e per gli altri è bello, ma com’è triste. Jordan impossibilitato nel muoversi, decide di restare la ad aspettare i “cattivi” per bloccarne l’avanzamento e permettere alla donna della quale si è innamorato e ai compagni acquisiti durante questa follia, di scappare per poter loro permettere di rifarsi una nuova vita, e in un ultimo atto, mentre ricorda la fine del proprio padre e riuscendo finalmente a comprenderlo decide che lui non farà la sua stessa fine, ma lotterà fino all’ultimo.
Hemingway riesce a regalarci un romanzo a diversi strati, una storia d’amore, un romanzo storico, e un romanzo contro la guerra.

Se devo esprimere un giudizio, posso affermare che 1984 è romanzo per certi versi “migliore” di chi suona la campana. Per il semplice fatto che noi la guerra non possiamo capirla fino in fondo, perché non abbiamo mai conosciuto quell’orrore in prima persona, mentre le vicissitudini di 1984 per quanto futuristiche e molto fantasiose, possono essere all’ordine del giorno, e sperimentate anche sulla nostra pelle.

Spero di esser stato abbastanza esauriente.

Millennio 2. Pepe Carvalho, l’addio

Aug 11, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

I finali arrivano sempre, specie se in una saga come quella di Pepe Carvalho che con Millennio Parte due è sancita la definita chiusura delle sue avventure.
Lo avevamo lasciato nello scorso volume, in una fuga tre l’Egitto, Israele, il Libano, l’Azerbaijan, il Turkmenistan, l’Afghanistan, l’India.  Proseguendo verso il nido di vipere afghano giungendo a Bangkok, luogo mitico del passato del detective, scenario di “Gli uccelli di Bangkok”. Imbarcati su una nave da crociera, l’uno come interprete, l’altro come cuoco, proseguono il loro viaggio verso Bali, dopo una breve sosta a Singapore. Tappa dopo tappa hanno però accumulato troppi nemici e sono nuovamente costretti alla fuga che li porterà in Australia, poi in sud dell’America, dal Cile all’Argentina, in Brasile, e poi nel deserto africano, fino ad Alessandria e al ritorno in patria.
Ed è dunque in questi affranti capitoli, che Montalban ci congeda dal Pepe Carvalho e da Biscuter che ci lascia ancor prima, per dedicarsi alla sua nuova vita in una strana setta che come scopo ha quello di colonizzare Marte, creando una società perfetta, mentre il nostro Carvalho, ormai vinto dagli orrori del mondo decide che l’unica cosa da fare, e quella di tornare nell’unico posto in cui si è sentito a veramente a casa, e dove sa perfettamente che nulla possa cambiare perché dettato da regole rigide.
E cosi lasciandoci un amaro e una sensazione di disagio Montalban spiazza il lettore speranzoso, che nelle ultime pagine spera vanamente che possa accadere il “miracolo” di rivalsa del personaggio, consegnandoci un personaggio ormai vinto dalla propria stanchezza e sfiancato da tutti gli obbrobri del mondo.

Le braci

Aug 9, 2009 Author: NeoArgo | Filed under: Letture

Non c’è nulla che gli uomini desiderino con tanto ardore come un’amicizia disinteressata.

Non c’è parola adatta per descrivere l’epicità del romanzo Le Braci. L’ho letto tutto di un fiato, non riuscendo quasi mai a fermarmi perché la sensazione che trasmetteva coinvolge il lettore fino a livelli altissimi, in un crescendo di pensieri reconditi, verso l’odiato amato amico. Il protagonista ci porta dentro un mondo ormai lontano, dentro un’amicizia che un giorno finisce senza lasciar tracce, dettata forse da ombre nascoste dietro angoli bui.
Dopo quarantun anni, due uomini che da giovani sono stati inseparabili tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un “duello senza spade” – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile.
Il libro di Màrai è particolare, è riuscito a costruire la storia di una vendetta che usa come sue armi le parole che come lame feriscono l’avversario senza lasciargli possibilità di difesa. Portando dietro di esso tutti i pensieri e le domande che quarantun anni di assenza hanno fomentato, fino alla parte finale del duello, dove ormai non conta più chi vince o chi perde, né i motivi che hanno spinto i duellanti a ingaggiarlo, perché se arrivi a comprendere la verità: vuol dire che sono arrivate la vecchiaia e la morte.

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