Si trascorre una vita intera preparandosi a qualcosa. Prima ci si sente offesi e si vuole vendetta. Poi si attende. Da molto tempo, ormai, attendeva. Non sapeva più a che punto il risentimento e la sete di vendetta si fossero trasformati in attesa.
(Le braci-Sándor Márai)
Il vero piacere di un romanzo è tutto nella scoperta di questa intimità paradossale: l’autore e io… La solitudine della scrittura che invoca la resurrezione del testo attraverso la mia voce muta e solitaria.
Come un Romanzo è un libro meraviglioso, è forse tutto quello che un po’ tutti pensiamo sulla lettura, scritto nero su bianco.
Stupendo fino alla fine, pieno di verità che non diciamo mai a voce alta perché ci vergogniamo, pieno di significati e pieno di allegria perché Pennac un sorriso l’ho fa scappare sempre.
A distanza di un anno, rileggendo qualcosa di suo non posso che confermarlo mio autore preferito. Adoro Pennac, avrei voluto fosse lui il mio professore a scuola. Forse sarei stato un allievo più diligente. Chissà.
I DIRITTI IMPRESCRITTIBILI DEL LETTORE
I. Il dirtto di non leggere
II. Il diritto di saltare le pagine
III. Il diritto di non finire il libro
IV. Il diritto di rileggere
V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII. Il diritto di spizzicare
IX. Il diritto di leggere a voce alta
X. Il diritto di tacere
Vi confesso che ho letto questo libro per la maggior parte del tempo sul treno. Ed è stato stupendo perché ormai il tempo per le letture è ridotto a quei venti minuti che passo durante la giornata sopra di essi.
Millennio uno: Pepe Carvalho sulla via di Kabul è l’ultimo libro appartenente a una grande saga, che vede coinvolto il detective Pepe Carvalho e del suo inseparabile aiutante Biscuter.
Non avevo mai letto prima d’ora qualcosa di Montalban, e del suo Pepe Carvalho, e di questo non posso fare altro che pentirmene, perché in quest’avventura, non ho potuto fare a meno di chiedermi come poteva essere il giovane Carvalho, all’apice della sua carriera. Colui che ritroviamo nelle pagine, è un personaggio stanco; stanco del suo paese, stanco della gente che lo circonda e lo governa, ed è proprio in questo punto, che prende via questa ultima parte della sua storia.
Mentre a Barcellona Pepe Carvalho è accusato di omicidio, lui e l’inseparabile Biscuter si sono già imbarcati su una nave diretta a Genova.Con loro viaggia una misteriosa madame Lissieux che appena arrivati sul suolo italiano, e poco prima che i due soci si ritrovino su un’automobile con i freni manomessi, sparisce. Usciti indenni da questa prova, i due proseguono la loro avventura verso la Grecia, ormai decisi a fare il giro del mondo. Il viaggio si trasforma sempre più in una fuga: attraversano l’Egitto, Israele, il Libano, l’Azerbaijan, il Turkmenistan, l’Afghanistan, l’India.
Tra pittoreschi viaggi, e una miriade di personaggi comprimari, Montalban ci regala una storia a meta tra il Don Chiosciote e il Giro del Mondo, dandoci in pasto, vere e proprie argomentazioni filosofiche sul nostro secolo e su tutto quello che il nostro mondo ci regala giorno dopo giorno.
È il primo volume di “Millennio”, l’ultima opera di Montalbán, il suo presagio, il suo testamento, in cui si svela la vera natura erratica di Pepe Carvalho.
Condor legge. In Giappone la fioritura del ciliegio è un momento fondamentale, perché segna l’arrivo della primavera. Will Ferguson è uno scrittore canadese che ha deciso che per capire il Giappone la cosa migliore era fare un viaggio e l’ha fatto in autostop seguendo la fioritura del ciliegio. Ne è nato un libro intitolato “Autostop con Buddha“, pubblicato da Feltrinelli nella collana Traveller.
Finalmente ritrovo il titolo di sto libro, erano settimane che ci pensavo. Questo finisce dritto dritto nella mia Wish-list di Anobii
-(…)non mi resta che una possibilità: munirmi di stracci e tappare con essi tutte le fessure della mia camera da letto!
-Cosa intende dire, messere? – si meravigliò Margherita, udite queste parole invero incomprensibili.
(…)
- Parlo della misericordia – si spiegà Woland, senza staccare da Margherita l’occhio di fuoco – Talvolta del tutto inaspettatamente e a tradimento essa s’infila nelle più anguste fessure. Ecco perchè parlo di stracci.
Il Maestro e Margherita è un romanzo complesso, articolato in diversi strati. E’ un’opera che per certi versi definirei sarcastica e maliziosa, verso una burocrazia russa che viene dipinta come corrotta e inadempiente ai propri doveri civici.
Una miriade di personaggi giostrati con un gioco a incastri eccezionale, e orchestrati alla perfezione da un Bulgakov ammaliatore che ci trasporta in una rocambolesca avventura, dove fra tragicomiche sventure di piccoli funzionari e mediocri burocrati della vita e dell’arte, fa da contrappunto la storia d’amore tra uno scrittore, il maestro appunto, e Margherita, la sua inquieta e tenera amante.
Un romanzo da leggere per l’irriverenza che ne fa da padrona, a volte poco scorrevole per esser onesto, ma con una forza d’impeto che ti fa divorare le ultime cento pagine in maniera quasi ipnotica, o semplicemente perché i personaggi ti sono entrati talmente tanto dentro, da ipnotizzarti con le loro avventure. Un libro che vi consiglio e che non vi deluderà per nulla.
Fino ad ora hai terminato 25 libri quest’anno, totalizzando 7081 pagine
Eccoli tutti e 25 libri che ho letto da Gennaio a Giugno. Per i restati mesi, come sempre mi ripropongo di leggerne altri 25. Ma chissà se quest’anno ci riuscirò. L’anno scorso mi son fermato a soli 40 libri….
“Signore come muore un uomo quando viene privato della consolazione della letteratura?
In uno o due modi, disse lui, per pietrificazione del cuore o per atrofia del sistema nervoso”
Non so se vi è mai capitato, che leggendo un romanzo, a un certo punto senza un motivo valido, magari perché c’è un passo particolarmente concitato, vi vien la sensazione che ci sia un pizzico di somiglianza, con un altro libro che avete letto.
Le somiglianze sono solo nella mia testa, perché Ghiaccio Nove è un romanzo a se, originale e pieno di elementi che ti portano a un’ineluttabile riflessione. Vonnegut autore del suddetto romanzo, riesce a farci entrare in un mondo semi fantastico che potrebbe essere benissimo il nostro,affrontando due tra i più grandi temi che dalla notte dei tempi ci portiamo dietro in un continuo discutere. Scienza e Religione, portando elementi favorevoli e negativi all’una o all’altra facendone portatori di tali teorie i personaggi stessi, che giostrati alla perfezione in un finale epico, ci faranno pensare molto alle implicazioni di entrambe le filosofie.
Vonnegut è riuscito ancora una volta ad affrontare argomenti tanto complesso con la semplicità di una storia fresca e con una scrittura abbastanza semplice, che non cade mai nel banale o nel superficiale,Ghiaccio-Nove è un libro da leggere e rileggere prendendo nota delle moltitudini di frasi che ti lascia dietro.
Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo.
Perché non esiste nulla di casuale.
Perché la nostra strada è segnata.
Perché il destino è scritto.
Nella Biblioteca dei Morti.
La biblioteca dei morti è un libro inquietante e angosciante per certi versi. Per essere l’opera prima di Cooper devo dire di aver trovato il romanzo abbastanza scorrevole, non ci sono forzature nella scrittura risultando così scorrevole e adrenalinico.
Il romanzo in se, appartiene a quel genere giallo misterioso, dove la verità sulle vicende del presente va ricercata in un oscuro passato che è rivelato attraverso continui cambi di registro da parte dell’autore.
Ed è appunto in questi continui cambi di registri che l’autore, giostrando alla perfezione i vari personaggi e le loro vicissitudini, riesce a farci immergere nel più grande mistero dell’umanità che affonda le proprie origini in un oscuro medioevo.
L a biblioteca dei morti è un libro che vi terrà incollati alle pagine, avvincente e con una storia dietro niente male, che vi lascerà con uno strano senso d’inquietudine nella sua parte finale, gettando uno sguardo angosciante a qualcosa che potrebbe essere veramente così.
Se volete leggere qualcosa di non troppo profondo e che vi faccia compagnia durante l’estate è il libro che fa per voi, ma se cercate qualcosa che vi lasci dentro frasi profonde, e grandi rivelazioni lasciate perdere, non è il libro che fa per voi.
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto gli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo motivo lo sfiorava soprattutto di sera, nell’intreccio caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.
La solitudine dei numeri primi è un libro difficile da inquadrare. Non si può semplicemente dire è stato bello, o è stato brutto. Sarebbe un eufemismo.
La scrittura che l’autore ci presenta, appare delicata a tratti, senza forzare mai la storia, tenendo l’intero romanzo legato tramite un filo invisibile, e qualcosa che leggi con voracità, perché è una di quelle storie che parla di gente che vive all’esterno del mondo, persone non inquadrate, piene di problemi che si porteranno sempre dietro; sono sensazioni che ti entrano dentro, tramite i personaggi che con le loro paure e solitudini riescono a comunicarti tutta la loro sofferenza.
Non ci sono eroi, e neanche vinti, solo due personaggi che cercano di sopravvivere a tutte le difficoltà che la vita gli pone davanti, cercando di fare del loro meglio, anche se a volte la vita non si presenta nella sua bella copia, ma in una brutta piena di errori.
La Solitudine dei Numeri Primi è un libro da leggere, e giudicare con i propri occhi. L’ho divorato, l’ho amato e ho sofferto con loro e alle volte immedesimatomi troppo con i personaggi che incarnano perfettamente tutta la solitudine dei numeri primi.