Certo che ritrovarsi in una pizzeria con tre dei tuoi compagni dell’ultimo anno delle scuole superiore è un tuffo a triplo salto nel passato. Visto che di anni ne erano passati sei, tutto è iniziato con ma… ti ricordi di?… per poi continuare ma che fine ha fatto coso quello con il giubbotto… e l’altro quello con cui eri culo e camicia? Insomma, si ride certo ma poi qualcosa si muove dentro, e il pensiero delle vite e delle strade scelte scatta automaticamente, e da li il passo a pensare di non avere concluso ancora niente di tutto quello che avevi in mente è breve..
Però queste riunioni finiscono sempre allo stesso modo: Eppure io ci tornerei indietro.. a scuola bello e spensierato, dove la mia unica preoccupazione era decidere se oggi dovevo entrare a seconda ora o meno..
Ci sono quelle ore, che vanno dalle 19.30 alle 22.30, in cui io potrei uscire pazzo, perché tutto il mondo va al contrario. Non si capisce, credo sia colpa di qualche alienamento planetario o chissà cosa.
A volte devi mettere un piede dietro l’altro e vedere dove arrivi. Piccoli passi però.
Sei sbiadita davanti i miei occhi ma il tuo ricordo rimbomba ancora nella mia testa. Ti parlo e mi dici Che va tutto bene,quando in verità non ce nulla che vada bene.
Conduci tu il gioco, a volte, anche quando sono io a decidere. Dici qualcosa, ma non sento o non voglio sentire. Alla fine cedo, ascolto e mi maledico per aver fatto certe domande che era meglio non fare mai.
Poi uno ci pensa su un attimo e si rende conto di aver scritto delle cavolate pazzesche, ma ormai il danno è fatto. Cerchi di rattoppare ma finisci per pasticciare, creare una matassa gigantesca della quale non trovi il bandolo.
Provi e riprovi a capire, e te ne esci con commenti poco lusinghieri. Non capisci in cosa sbagli, ti senti dire cose senza alcun nesso logico e magari scappano ancora parole che non vorresti mai aver detto. Poi che siano parole pesanti questo è un altro discorso.
Nell’aria che respiro, sento uno strano odore. Uno di quei odori che fanno crollare il tuo mondo fatto di castelli di carta.
A volte non si vuol ammettere che le persone intorno a noi siano cambiate semplicemente perché significherebbe ammettere che anche noi siamo cambiati. Il cambiamento fa paura. Né più né meno.
Se non leggessi libri, credo che avrei una risposta alla Bart di santa Maradona, per rispondere alla gente che mi domanderebbe perché non leggo libri.
Devo assolutamente andare a comprare Nessun luogo è lontano di Richard Bach. L’ho letto alla feltrinelli oggi pomeriggio e ne sono rimasto colpito.
In quale preciso istante la chat di facebook è diventata cosi importante da tenerla sempre aperta,credo di non saperlo proprio.