Amo e odio i treni in una maniera che forse non capirete mai. Mi piace viaggiare nella comodità di un treno, la sua puntualità e il poter andare in posti lontani.Non mi piace l’uso che ne fa la regione sicilia e la città di palermo. Odio non trovare i biglietti alla macchinetta che nove volte su dieci è guasta,che vengano soppresse le corse senza avvertire,che spostino le fermate del treno dall’altro lato, rendendo il passaggio pedonale difficoltoso dal traffico urbano.
Ho ripreso il treno e ho capito veramente che il mio è destino di ineluttabile sofferenza. Con biglietti alla mano, mi reco alla stazione per prendere il treno delle 9.35 diretto a palermo centrale. La mia e la sua puntualità, mi fa ben sperare che la giornata possa in qualche modo procedere per il meglio.
Speranze che viene resa vana dalle fermate alle varie stazioni sono praticamente infinite e dal fatto che il tabellone elettronico non segnava l’ora. Pazienza, si ricomincia la corsa prossima fermata Orleans. Stessa storia, stesso tabellone malfunzionante. Prossima fermata Vespri. Scendo è la mia fermata e mi dirigo nella solita direzione che ho percorso per sei mesi, ma a quanto pare qualcuno ha avuto la brillante idea di cambiare orientamento alla stazione. Dopo aver rischiato la pelle per attraversare il percorso, giungo alla destinazione finale.(ma questa è un altra storia)
Per tornare decido che forse sarebbe meglio arrivare a Orleans per poter tenere d’occhio il tabellone, e mi son chiesto perché in tutti i mesi che ho fatto quel tragitto ho preso pochissime volte il treno a quella stazione, risposta che mi è immediatamente venuta in mente all’arrivo del treno. Affollatissimo e in ritardo.
Forse la cosa più bella è stata il momento in cui arrivo e scopro che la corsa della 12.15, era stata soppressa. La prossima era alle 12.50 e Io ero arrivato alle 12.00, fatevi un po’ i conti di quanto sia stato felice.
Avevo dimenticato, o meglio avevo fatto finta di scordare che la mia vita di pendolare è nata sotto un destino d’ineluttabile sofferenza.
Finché sei a terra, si dimentica facilmente questa piccola incombenza, ma quando ripercorri strade a orari sconci, affiora proprio come una balena quel destino tanto crudele che mi perseguita da ormai sei mesi a questa parte.
Arrivo che il treno è appena giunto alla stazione, non mi resta che fare il biglietto – cosa facile in qualsiasi stazione- peccato che la macchinetta che li erogava era andata in tilt, bloccata sulla destinazione di partenza, senza possibilità di appello.
Facendolo presente al controllore, chiedo clemenza, ma la corte riunita, emette un verdetto negativo. Il treno parte lasciandomi indietro. Il mio unico pensiero in quel momento sono state le maledizioni al costruttore di quel marchingegno così infernale.
Non mi perdo d’animo, con la speranza di arrivare ancora in tempo aspetto che la macchinetta si sblocchi faccio il biglietto e aspetto pazientemente la prossima corsa.
Da lontano avverto il fischio del treno in perfetto orario, mi avvicino all’obliteratrice per convalidare il biglietto e colpo scena, anch’essa era bloccata.
Con un pizzico di fortuna, scorgo a qualche metro di distanza un’altra obliteratrice e con passo svelto e quasi felino, la raggiungo e timbro il biglietto.
Salgo in treno e finalmente il viaggio è iniziato. E proprio vero, che il destino di un pendolare è ineluttabile sofferenza.
Ovviamente il ritorno non è stato da meno. C’è mancato un soffio che non perdersi quella corsa, ma questa è un’altra storia.
Sempre la solita giornata, cambia solo la prospettiva di luce. C’è poca luce , e alzarsi dal letto è sempre difficile. Si fa fatica ma si prosegue, richiamando dentro forze che non pensavi di avere.
La luce pian piano va diradandosi e con essa anche la voglia di uscire. Avanzo minaccioso alla stazione,scuro in volto, e ancora una volta trovo una folla che accalca la misera stazione, che in questi frangenti sembra ancora più piccola di quanto in realtà essa non sia. Salgo. Inizia così la folle corsa che porterà l’inizio di una nuova giornata. Il treno si ferma, come sempre in ritardo. Riprende la sua corsa e finalmente arrivata a destinazione la folle folla scende, e appresso a loro, decido di scendere anch’io.
Scendo, scendo e guardo dietro il treno che riprende la sua inafferrabile corsa verso mete lontane….
Ancora su un treno affollato, pieno di ventenni boriosi che non fanno altro che parlare ed essere talmente rumorosi da impedirmi di pensare.
Parlano di università con la bocca di gente che non ha cognito di ciò che dice.
Tutto il loro continuo chiacchiericcio mi arriva alla testa, mi fa confondere fino a farmi provare un senso di nausea.
Chiudo il libro, non riesco a leggere, mi fissano come se fossi io l’alieno, li sento blaterale qualcosa, stanno parlando con me, ma non li ascolto, sembrano tante oche che starnazzano nel loro stagno. Poi mi risveglio dal mio torpore,capisco che mi stanno chiedendo che stazione fosse. Non rispondo, sono stanco di quelle persone così boriose, mi alzo e scendo.
È tempo di iniziare una nuova giornata, e fin’ora nulla mi è sembrato promettere qualcosa di buono.
Ero alla stazione dei treni, quanto sento il primo annuncio:
il treno diretto per Castelvetrano delle 14.35 è stato soppresso, ci scusiamo per il disagio.
Ero sempre alla stazione dei treni , quando sento il secondo annuncio:
Il treno diretto per Palermo Centrale delle 14.30 è stato soppresso, ci scusiamo per il disagio.
Ero ancora alla stazione dei treni, quando sento il terzo annuncio:
Il treno diretto per punta raisi delle 14.14 è stato soppresso, ci scusiamo per il disagio
Ero seduto alla stazione dei treni, quando sento il quarto annuncio:
Il treno diretto per punta raisi delle 14.45 è stato soppresso, ci scusiamo per il disagio
Ero incazzato alla stazione dei treni, quando sento il quinto annuncio:
Il treno diretto per punta raisi delle 15.15 è stato soppresso, ci scusiamo per il disagio
Non ero più alla stazione dei treni quando non ho sentito il sesto annuncio:
Il treno diretto per punta raisi delle 15.45 è stato soppresso, ci scusiamo per il disagio…..
Che ci crediate, oggi non avevo capito minimamente che avrebbe piovuto. Anzi stavo pure uscendo in maniche corte. Scendendo presto per quel che mi riguarda, il tempo rimane un mistero almeno fino alle 9.00 ma oggi proprio misterioso non è stato, peccato essermene accorto solo qualche minuto dopo esser arrivato alla stazione della metropolitana.
Naturalmente anche questa mattina, sono arrivato in tempo per evitare sia il ritardo sia la pioggia, che si scatenerà in tutta la sua violenza intorno alle nove del mattino, lasciando paralizzata l’intera città.
Fra un acquazzone e una pausa, sono riuscito ad arrivare alla stazione in tempo; ma sorpresa della sorpresa, il mio destino di pendolare ha colpito ancora. Ben due corse soppresse. Il mio affaccendarmi in una folle corsa contro il tempo è stato vano. Ho aspettato con la calma del caso, e finalmente alle 15.00 passa la famigerata corsa che mi dovrebbe riportare a casa.
Il mio destino di Pendolare è sempre sul chi vivi, e arrivati alla stazione di mezzo, ci vien chiesto di cambiar treno, per ragioni ancora sconosciute. Quando ormai stremato, decido che per oggi è meglio saltare qualsiasi altro viaggio in treno. In tutto questo, mi ero dimenticato l’ombrello a casa. Quando si dice il buongiorno, si vede dal mattino.
Corro ma non arrivo mai puntuale per beccare l’ultimo treno. La maggior parte delle volte arrivo quando sta andando via ed come se mi parlasse,mi prendesse in giro.
Avevo orari scanditi, e invece ora mi riduco a prendere mere coincidenze, incastrando strani calendari astronomici, degni dei Maya.
In tutto questo, la cosa che magari mi permette di piangere meno, è il fatto che dovunque vada, riesco in qualche maniera ad arrivare in tempo.
Il problema è il ritorno, dove i treni arrivano sempre in ritardo o vengono sorpresi.
Riducendo così un viaggio di quindici minuti, in qualcosa di un ora e passa.
Inutile dirvi… che la vita di un pendolare è ineluttabile sofferenza…