Sapere di star leggendo un libro del 1870, mi fa andare in brodo di giuggiole
Tradurre è mezzo tradire, uno dei modi di dire più conosciuti tra di traduttori. Perché traducendo già cambia la sensazione di lettura. E bisogna fare attenzione a non cambiare il senso. Tra l’altro le difficoltà aumentano, quando in italiano, utilizziamo necessariamente il maschile e il femminile, mentre altre lingue se ne infischiano. O magari esiste il neutro come nel giapponese. E non scordiamoci anche che per quanto riguarda il giapponese esistono le traslitterazioni.
Be’, la risposta penso che sia sempre nel mezzo. Mai tradurre troppo alla lettera, mai adattare troppo.
C’era un tizio (un tale San Girolamo) che già nel IV secolo ribadì l’importanza di rendere “il senso con il senso” e non “la parola con la parola”.
“Signore come muore un uomo quando viene privato della consolazione della letteratura?In uno o due modi, disse lui, per pietrificazione del cuore o per atrofia del sistema nervoso”
(Ghiaccio Nove- Vannegut)
Stavo pensando che mi è venuta voglia di leggere un libro di fantascienza. Proprio una di quella voglie che ti vengono così dall’oggi al domani.
E, vi prego, piantatela di snobbare quelli che stanno leggendo un libro – Il codice da Vinci, per esempio – perchè gli piace. Prima di tutto, nessuno di noi sa quanta fatica rappresenti per quel particolare lettore. potrebbe essere il suo primo romanzo di lunghezza canonica che legge da adulto; potrebbe essere il testo che finalmente svela lo scopo e la gioia della lettura a qualcuno che fino a quel momento era rimasto perplesso nel vedere l’attrattiva che esercitano i libri sugli altri. E comunque, leggere per diletto è una cosa che dovremmo fare tutti [...]. Leggete di tutto, purchè non vediate l’ora di riprendere in mano il vostro libro.
All’inizio della settimana ho iniziato una vita di lettore di Nick Horby, che forse se lo avessi letto in un altro tempo e un altro luogo, mi sarebbe piaciuto molto di più. In verità credo di averlo comprato per due motivi:
1) riportava una quarta di copertina che prometteva scintille, 2) la tipologia di libro, mi stuzzicava (avevo già letto qualcosa di simile a suo tempo con come un romanzo di Pennac).
Insomma non era male, solo che certe volte ho trovato il continuo parlare di un determinato libro troppo noioso (A volte sentivo il bisogno di saltar pagina),non posso dire che sia stato un cattivo libro, qualche bella recensione che mi ha preso c’è stata. Vorrei arrivare a 4 stelle, ma ripeto se lo avessi letto in un altro tempo e un altro luogo forse... ma in questo contesto 3 stelle sono più giuste.
È inutile, non son capace di lasciare un libro in 13.
Ho letto qualcosa come sette libri in questi quindici giorni di Agosto. Capito con questa storia ci sono le ferie e che tutti in città son chiusi, e che la maggior parte se non tutti i miei amici siano impegnati in relazioni abbastanza complicate che portano inevitabilmente a scegliere una vita di clausura invece che una di sollazzi e divertimenti, mi son detto che era meglio leggersi tanti libri.
Che poi, ritrovarmi a giocare alla PS2 un Sabato sera di Domenica mattina, non era possibile immaginarlo. Proprio per niente.
Ma chi sono io? La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.
I figli della mezzanotte è un libro che ricopre quasi mezzo secolo di storia indiana, attraverso gli occhi di una famiglia che nel bene e nel male farà da protagonista.
Il libro narra le vicende dei mille bambini nati il 15 agosto 1947, allo scoccare della mezzanotte: il momento, cioè, in cui l’India ha proclamato la propria indipendenza dall’Impero britannico. Tutti costoro posseggono doti straordinarie: forza erculea, capacità di diventare invisibili e di viaggiare nel tempo, bellezza soprannaturale. Ma nessuno è capace di penetrare nel cuore e nella mente degli uomini come Saleem Sinai, il protagonista che, ormai in punto di morte, racconta la propria tragicomica storia.
Ed è a questo punto che la nostra storia inizia attraverso la ricostruzione della sua vita, ripercorriamo le tappe fondamentali dell’indipendenza Indiana ; da Gandhi alla rivolta per la secessione di Bombai, alla guerra sulla lingua, alla guerra Indo-pakistana, per concludersi con il ventennio del governo fraudolento di Irina Gandhi.
Un grande romanzo, una scrittura fantasiosa, per un grande nazione, tanto giovane, quanto affascinante.